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SUD, ULTIMO ATTO: SI PREPARA L'AFFONDO FINALE!

di Carlo Dini

Le ultime manovre politiche stanno consacrando il Sud sull’altare del sacrificio supremo, ultima chance per salvare l’Italia (il Nord) dalla disfatta

Serve una premessa. Fino ai primi anni del 2000 la politica italiana, pur in un quadro di generale “disaffezione” nei confronti del Sud con le solite questioni mai risolte, dal Patto Stato-Mafia alla colonizzazione culturale, ha alternato momenti di più o meno forte sperequazione territoriale in funzione delle disponibilità di bilancio. Nei periodi in cui maggiori erano le disponibilità, si poteva elargire anche al Sud, nell’ottica sempre di un ritorno clientelare, con la classica partita di giro che investendo al Sud, i soldi tornavano in ogni caso dove hanno sede le aziende che ricevono finanziamenti, contributi ed appalti. Mentre nei periodi di magra, lo “zero al Sud” è stato una regola, da sempre. Facile immaginare come la forbice degli investimenti, unita alla cronica mancanza di serie politiche di sviluppo, abbia creato quel gap competitivo che pesa come un macigno sul sistema imprenditoriale meridionale chiamato a fronteggiare non solo le arcinote criticità italiane, quali incertezza del diritto (con i tempi biblici della giustizia), burocrazia asfissiante, tassazione e cuneo fiscale da record… Al Sud si deve fare i conti anche con il deficit infrastrutturale, l’alto costo del denaro piuttosto che con la criminalità, nei confronti della quale lo Stato ha sempre avuto una “incomprensibile” tolleranza. Un mix senza eguali di disincentivi a vivere, non solo a fare impresa!

 

Ciò nonostante, la resilienza meridionale è sempre riuscita a reggere il colpo scongiurando la catastrofe. Ma nel 2007 qualcosa è cambiato. Cosa è successo? Nel 2003 era stato introdotto l’euro. Il sistema Italia si era trovato a fare i conti con una moneta fortemente sopravvalutata rispetto a quella delle normali dinamiche macroeconomiche. Una sopravvalutazione che aveva fatto perdere competitività fino al 30-40% al comparto produttivo nazionale così come all’industria turistica a tutto vantaggio della Germania che si era ritrovata, di contro, con una moneta sottovalutata rispetto al suo marco, guadagnando proprio in competitività. La crisi internazionale del 2007 si abbatte su un sistema già sfiancato dall’extracosto-euro. Le antiche criticità diventano zavorre insostenibili e gli effetti sono subito evidenti: delocalizzazioni di massa, chiusure per molte aziende che non possono scappare così come crollo dei salari e precarizzazione del lavoro (misure di tamponamento estremo di un sistema produttivo all’asfissia). E inutile dire che al Sud le cose vanno anche peggio. Il sistema Italia comincia ad imbarcare acqua preannunciando un affondamento imminente.

 

Il dunque. Non interessa ora entrare nei dettagli di quella che è stata la nostra storia economica recente, andiamo al punto che ci interessa. Di fronte ad una tale drammatica contingenza l’Italia, secondo la sua migliore tradizione, trasferisce la quasi totalità delle risorse per investimenti alle regioni del nord, come un corpo agonizzante porta il sangue verso gli organi che reputa vitali. Expo, Mose, TAV, BreBeMi e una lista infinita di opere “minori”… Miliardi di euro, compresi molti di provenienza europea destinati al Sud e dirottati su “emergenze” settentrionali. Ma non basta. Ecco che viene pensata l’autonomia differenziata, uno strumento per istituzionalizzare il drenaggio di risorse verso nord e trattenere con il residuo fiscale una quota maggiore delle imposte riscosse. Si tratta di decine di miliardi euro di ulteriore vantaggio per le aree del Paese più privilegiate (da sempre). Gli effetti devastanti di questi provvedimenti sul sistema socio-economico del Sud sono noti a tutti ma così deve essere. Il Sud viene infilato nel tritacarne, se ne sancisce il supremo sacrificio in funzione di una compensazione di competitività indispensabile al sistema produttivo del nord. Quel gap con l’Europa, in particolare con la Germania, primo competitor manifatturiero dell’Italia, deve essere tamponato col sangue del Sud, fino all’ultima goccia.

 

L’ultimo atto. Nell’attesa che venga ufficializzata l’autonomia differenziata, la politica settentrionale scalpita. Si vuole di più e subito. Non basta la compiacenza del M5S sulle grandi questioni… Si vuole avere campo libero. La questione settentrionale, come dice Maroni, esige delle risposte immediate. Ed ecco che il progetto di cinica ingegneria politica si completa. La Lega cavalca la questione immigrazione, raccogliendo a sé nuovi consensi contro il nemico comune e rafforza la sua connotazione di partito nazionale strizzando l’occhio al Sud con passerelle mediatiche che cercano (non invano) di far dimenticare l’antimeridionalismo dei fazzoletti verdi. Questo, mentre l’elettorato storico, orfano della Lega (ex)nord, recalcitra volendo tornare a sentire i vecchi amati slogan anti terroni poiché non è sufficiente affermare “prima gli italiani”… Loro vogliono essere i primi dei primi, i soli. Cosa c’è di meglio che rifondare un movimento estremista che ripercorra l’esperienza della Lega della prima ora? Il progetto è nelle parole chiare ed inequivocabili di Roberto Maroni in una sua intervista pubblicata ieri su Repubblica. E l’obiettivo è quello di mettere insieme Lega nazionale e nuova Lega Nord per arrivare al governo del Paese senza compromessi con nessuno. La piovrizzazione del Sud per mano del sistema Italia, già annusata da Gramsci nei suoi "Quaderni dal Carcere" negli anni '30, sarà legge costituzionale. Poco importa considerare che questa strada porterà nel più lungo periodo al deserto per tutti, anche se con tempi diversi. D'altra parte il nord ha sempre avuto la "miopia" di voler tagliare il ramo sul quale è aggrappato. L’affondo finale ai danni del Sud è già scritto!    

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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