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LA PRIMA LEGGE ITALIANA PER IL SUD

di Patrizia Stabile

In occasione del recente Anniversario dell'Unità d'Italia ci piace ricordare il primo provvedimento di legge dedicato al nostro Sud. Serviva qualcosa di forte per annientare la resistenza lealista nelle province meridionali. E non si ebbe scrupoli nel derogare a qualsiasi norma di civiltà legittimando barbarie senza precedenti che hanno lasciato ferite ancora vive

La neonata Italia si trovò subito a gestire una bella grana. La "liberazione" dei territori del Regno delle Due sicilie ad opera delle truppe piemontesi non fu accolta con troppo calore. Si formarono dappertutto gruppi di ribelli al nuovo ordine: contadini, ex soldati borbonici, normali cittadini che senza coordinamento militare imbracciarono le armi per contrastare l'esercito straniero (italiano). Si trattava di combattenti lealisti, fedeli alla Monarchia Borbonica, gruppi partigiani che le cronache ufficiali chiamarono Briganti. Tra di loro anche qualche romantico aristocratico europeo richiamato dalle gloriose gesta della giovanissima Regina Sofia, moglie di Francesco II, che a Gaeta affiancò il marito nell'ultima resistenza fino alla capitolazione. In seguito, ad ingrossare le fila, arrivarono molti giovani renitenti alla leva, un obbligo che fu esteso a tutte le province meridionali con numeri sconosciuti in precedenza. Per risolvere l'incresciosa questione intervenne la legge 15 agosto 1863, n.1409 che riguardava la procedura per la repressione del brigantaggio nelle Province infette, altrimenti detta LEGGE PICA, dal nome del suo promotore, il deputato abruzzese Giuseppe Pica. Fu una legge emanata dal neonato Regno Italiano Sabaudo in beffa agli articoli 24 e 71 dello Statuto Albertino che sancivano il principio di uguaglianza di tutti i sudditi dinanzi alla legge e il diritto al giudice naturale. Le pene, anche per un semplice sospetto, andavano dalla fucilazione ai lavori forzati a vita, ad anni di carcere, con attenuanti per chi si fosse consegnato o avesse collaborato con la giustizia. Una barbarie senza fine che vide la fucilazione di interi nuclei familiari, sevizie e stupri, assenza di libertà di stampa, proibizione della transumanza del bestiame che avrebbe potuto avvantaggiare le fughe dei briganti e quindi conseguente aggravamento della miseria di poveri contadini che si videro negati l’unica loro fonte di ricchezza. La legge rimase in vigore fino al 31 dicembre 1865 dopo ben 3.600 processi, dodicimila arrestati e ben 5.212 fucilati e non fece alcuna distinzione tra briganti, assassini, contadini, manutengoli, complici veri o presunti, tanto che nel 1864 un prete di cultura giacobina (e quindi non borbonico), Vincenzo Padula ebbe a scrivere:

 

«Il brigantaggio è un gran male, ma male più grande è la sua repressione. Il tempo che si dà la caccia ai briganti è una vera pasqua per gli ufficiali, civili e militari; e l'immoralità dei mezzi, onde quella caccia deve governarsi per necessità, ha corrotto e imbruttito. Si arrestano le famiglie dei briganti, ed i più lontani congiunti; e le madri, le spose, le sorelle e le figlie loro, servono a saziare la libidine, ora di chi comanda, ora di chi esegue quegli arresti. »

 

Si tratta di una pagina ignobile dei "gloriosi" corpi dei bersaglieri e dei Carabinieri che si macchiarono di orrendi delitti per i quali addolora appurare la fierezza di averli compiuti scorrendo le pagine del loro sito internet.

Una piccola curiosità, per quanto fastidiosa ed irritante: la legge Pica si applicò anche a coloro i quali erano affiliati alla Camorra. Ovviamente intendiamo la Camorra ribelle, quella non allineata alla connivenza con i poteri piemontesi. E' infatti importante ricordare che il neonato Stato italiano, per mezzo di Liborio Romano (prefetto di polizia, cospiratore ai danni dei Borbone e fido di Cavour, una figura imbarazzante e controversa alla quale la toponomastica ha dedicato strade) non aveva avuto problemi a finanziare e a far germogliare la camorra assegnando a Salvatore De Crescenzo, un piccolo e relativamente inoffensivo (fino a quel momento) guappo, il compito di mantenimento dell’ordine pubblico per favorire, senza colpo ferire, l’ingresso dell’invasore Garibaldi, nel 1860, in città. In tal modo egli divenne, assieme ai suoi affiliati, una guardia dello Stato, regolarmente assunta e retribuita. E lo Stato piemontese con la legge Pica, apparentemente, dopo averla finanziata e fomentata perseguì la camorra, in perfetto stile disonorevole italiano. Non vi ricorda, per caso, lo stesso schizofrenico ed amorale comportamento degli Usa che finanziano i soldati dell’Isis per rovesciare governi legittimi per poi combatterli una volta raggiunto lo scopo di appropriarsi dell’economia di quella Nazione?

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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