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IL VENTO E’ GIRATO. E CARLO di BORBONE DESTITUISCE VITTORIO EMANUELE II

di Raffaele Moreno

San Giorgio a Cremano: Quando una piazza intitolata ad un savoia viene "ricosegnata" ad un Borbone, il significato va ben oltre quello di una revisione della toponomastica.

Si è scritta un’altra pagina di storia, quella vera però, quella tesa a ristabilire una verità per troppo tempo occultata e tenuta nascosta da 159 anni.

 

Questa bella e significativa pagina di verità l’ha scritta la nostra San Giorgio a Cremano, il paese di un grande napoletano, Massimo Troisi, che in più occasioni ebbe a manifestare insofferenza verso questa Italia e verso l’occupazione piemontese, esprimendola rigorosamente in lingua napoletana, proprio per dare maggiore forza al profondo disagio che sentiva dentro ed alla smania di dover subire una presenza estranea e nemica della nostra cultura e delle nostre radici, tendente a cancellarle ed a portarci tutti all’omologazione.

 

Dunque, il Comune di San Giorgio a Cremano ha avuto un sussulto di identità e di dignità che sicuramente sarà imitato da altri enti locali. Alla presenza delle massime autorità cittadine e di Sua Altezza Reale, la Principessa Beatrice di Borbone delle Due Sicilie, ha deciso di intitolare una piazza a Re Carlo di Borbone capostipite del ramo napoletano della dinastia, cancellando dalla sua toponomastica il nome dell’usurpatore savoiardo che il c.d. risorgimento volle soprannominare “padre” di una patria che per noi non è mai stata tale. In realtà, lui e Cavour sono stati i mandanti dell’eliminazione del nostro antico Regno dando incarico al “ladro dei due mondi” di eseguire il lavoro sporco, profittando anche della giovane età e dell’inesperienza di Francesco II, che si trovò inaspettatamente ad ascendere al Trono a soli 23 anni per l’improvvisa e prematura morte del genitore, il grande Sovrano e mai troppo compianto Ferdinando II.

 

Francesco, com’è ormai noto, fu travolto dal complotto internazionale, dai tradimenti e dalle liti degli stessi stretti congiunti (vedi Leopoldo Conte di Siracusa, zio del Re) e soccombette. Ma ciò non cancellò i meriti di una dinastia (quella borbonica), per cui fare un confronto tra l’usurpatore occupante e il grande Carlo è praticamente impossibile. La memoria popolare, molto meglio di tanti discorsi, può tradire il vero senso della storia. Non è un caso che il piemontese, al pari dello sceriffo di Nottingham, sia associato a scorribande, uccisioni, deportazioni e rapine ai danni del nostro popolo, mentre il secondo sia ricordato per benemerenze e grandi opere che non starò qui ad elencare perché sono sotto gli occhi di tutti e tutti dovrebbero conoscere. Tutto ciò nonostante 159 anni di menzogne e falsa informazione di regime targata Italia.

 

Come ha scritto lo storico inglese Harold Acton nel suo famoso duplice volume “I Borboni di Napoli” e “Gli ultimi Borboni di Napoli” quello che ancora oggi di bello e di grande si può ammirare a Napoli e nel meridione è quanto voluto e realizzato dalla dinastia Borbone dal 1734 al 1861. E Carlo, al quale San Giorgio a Cremano ha dedicato la piazza “togliendola” al savoia, è stato, come già detto, il luminoso capostipite di questa dinastia.  

 

Il Revisionismo Meridionalista ci parla di un “dopo di allora” in cui nulla è stato fatto di buono e di positivo per un territorio invaso ed occupato in cui tutto è precipitato a cominciare dal flusso migratorio (mai conosciuto prima), alla depredazione del tesoro pubblico (442 milioni di ducati oro, più del doppio di tutti gli altri stati italiani messi insieme), alla deportazione di grandi opere d’arte dai vari palazzi Reali (Napoli, Capodimonte e Caserta) per arricchire la nuova reggia saboiarda - il Quirinale - lasciata spoglia da Pio IX dopo il 1870, e così fino alla cancellazione di industrie, fabbriche, istituti di credito. Un impoverimento studiato e scientificamente pianificato a tavolino comprendente anche l’analfabetizzazione coatta del popolo meridionale imposta dai primi governi piemontesi affinché i cafoni del Sud crescessero nell’ignoranza perpetua. Lo scontro tra queste tesi e quelle della storiografia ufficiale (filo italiane ed antiborboniche) è sempre più aspro in funzione di una crescente consapevolezza di un popolo ormai insofferente. Ma al di là delle posizioni o delle singole argomentazioni, vale una incontrovertibile riflessione: da quando l’Italia ci ha messo le mani sopra, per il Sud, è iniziata la retrocessione su tutti gli indicatori macroeconomici, e il fenomeno dell’emigrazione di massa, che continua tutt’oggi, ne è un chiaro segnale.

 

In questi ultimi anni il sentire popolare anti italiano comincia ad essere supportato dalla conoscenza: il popolo meridionale sta cominciando a rendersi conto delle verità negate attraverso un processo di condivisione delle informazioni prima impensabile. E’ ormai diffusa la tendenza culturale a rivalutare gli anni della Napoli borbonica, della Napoli Capitale, della Napoli terza città d’Europa dopo Parigi e Londra...

 

Ed anche le pubbliche amministrazioni, forti di questo sentimento popolare crescente, mostrano coraggio e sfidano la storia “ufficiale” (con la quale siamo stati tutti istruiti) e cominciano a cancellare i nomi dei nostri aguzzini, ai quali, in preda ad una vera e propria sindrome di Stoccolma, avevamo intitolate strade e piazze.

 

Avanti così senza alcun timore. L’ultimo sovrano delle Due Sicilie, Francesco II disse che le ingiustizie della storia non sarebbero rimaste impunite. E forse, ce lo auguriamo, è arrivato il momento di rendere conto.

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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