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L'ITALIA DOPO IL VOTO: DIVISIONE IN ATTO

di Carlo Dini

In frantumi l'ultima illusione di un vero cambiamento targato Italia. Resta solo la separazione.

C'è un dato che nessuno sembra aver rilevato in questa tornata elettorale. E credo che questo silenzio non possa qualificarsi come semplice "dimenticanza". C'è una realtà che il Sistema Italia non riesce più a gestire e la strategia utilizzata è quella di non parlarne per evitare di buttare benzina sul fuoco.

Il dato inequivocabile è che il Sud non è più Italia. Non lo è mai stato, diranno in tanti e con differenti motivazioni, ma oggi la situazione appare irrecuperabile (per fortuna, ndr) e numericamente potente.

L'insofferenza elettorale del Sud, o mobilità del voto come dir si voglia, è un fenomeno ormai più che ventennale che ha anticipato tendenze che poi si sono consolidate su tutto il territorio nazionale anche se le ragioni raramente sono state le stesse. Mentre il Sud gridava a gran voce la sua richiesta spasmodica di cambiamento i media italiani parlavano di controllo del voto da parte delle mafie (per "il cappotto" di Berlusconi) piuttosto che di accattonaggio quando l'exploit è stato del M5S con il suo reddito di cittadinanza. Oggi si dice che la Lega avanza mentre al Sud non si va a votare.

Certo... Potremmo disquisire su questioni socio-antropologiche in relazione ad un Nord dove oltre il 40% dei consensi va ad un politico che fa le sue dichiarazioni con il crocifisso in mano ma lo sappiamo tutti: la cultura mediterranea è incapace di ragionare secondo schemi lombrosiani (a differenza dei media tosco-padani) e quindi ce ne freghiamo di certe analisi e ci concentriamo sul significato del voto nell'area Sud.

A dispetto del fantomatico reddito di cittadinanza che doveva squagliare gli animi dei parassiti meridionali, il M5S crolla nei consensi. Li dimezza quasi, e vola l'astensione. Allora, qual è la colpa che deve scontare il movimento? Non credo sia l'alleanza con la Lega il fattore chiave, quanto l'incapacità (o impossibilità) di mettere in campo una vera politica per il Sud che possa scongiurarne la catastrofe. Barbara Lezzi, la ministra per il sud, una sorta di fantasma. Il Guardasigilli Alfonso Bonafede attento a gestire il problema dell'immunità a Salvini ma totalmente smemorato sul dossier di Nicola Gratteri che porterebbe, se approvato, alla messa in liquidazione di tutte le mafie nel giro di qualche decina di mesi. E troppo attento Di Maio a volersi accreditare nel mondo istituzionale per poter prendere decisioni di rottura per una finalmente equa distribuzione delle risorse. L'obiettivo è stato da subito quello di oliare il Sistema Italia ma va da sè che ciò che è bene per l'Italia non è bene per il Sud. Il Sistema Italia è congegnato così, da sempre. E Di Maio, in modo più o meno consapevole non è dato sapere, si è prestato alla grande giostra tricolore che quando gira, stritola il Sud e lo spreme fino all'ultima goccia.

Ecco che il Sud stanco di fluttuare tra una speranza e un'illusione, ha staccato la spina anche ai cinque stelle che rimangono il primo partito nella circoscrizione Sud e nelle Isole, ma con numeri distanti anni luce da quelli delle politiche, complice anche l'astensione record.

La situazione generale è quindi quella di un Paese spaccato a metà, pressappoco in corrispondenza del vecchio confine delle Due Sicilie, con la Lega primo partito in Italia e brandelli del M5S che primeggiano in un Sud sfinito.

Lo scenario che si profila non va certo a migliorare le cose. Con i nuovi equilibri, la Lega potrà portare avanti il suo programma "affama Sud" senza grossi intralci, forte anche di una comoda alternativa fornita da Fratelli d'Italia, senz'altro più funzionali alle mire leghiste rispetto ai cinque stelle.

Ultima chance prima del si salvi chi può, sfruttare Salvini per centrare l'obiettivo del referendum per la Macroregione Sud e da lì partire per costruire un soggetto politico meridionale e meridionalista che si metta di traverso con la linea italiana senza la paura di una (auspicabile) rottura, per affermare senza giri di parole che il Sud non è più Italia e che ha preso consapevolezza di ciò, cosa che dovrebbero fare anche certi commentatori.

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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