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SOGNO UNO STATO NOSTRO

di Nicola Russo

Nicola segue il nostro blog e si è sentito di scrivere ciò che il cuore gli suggerisce. Alcuni passaggi potranno far sorridere chi vive di tecnicismi ormai staccati dal sentire comune. Personalmente apprezzo il coraggio di raccontarci un sogno, che in fondo è il sogno di tanti di noi. E vorrei ricordare che ciò che un uomo sogna, un uomo può realizzare.

Gentilissimi lettori di Sudexit.com, questo è il primo articolo che scrivo in tutta la mia vita, per cui siate pazienti se non rispetto determinati canoni giornalistici di scrittura.

 

Oggi con voi vorrei sognare un po’. Ovviamente tutti noi sappiamo qual è la mission di questo blog e quali obiettivi si ponga. Il mio sogno è direttamente legato all’appello di Carlo Dini a discutere insieme e condividere idee riguardo a un possibile futuro stato del Sud Italia o Due Sicilie (come il lettore preferisce).

 

Il mio sogno si basa su osservazioni fatte negli anni. Ormai, come credo sia chiaro a tutti, l’Italia è divisa in una madrepatria, rappresentata dalla Padania (uso questo termine per comodità ma so benissimo che non esiste e non è mai esistita), e nelle sue colonie che sono Mezzogiorno, Sicilia e Sardegna. Noi tutti abbiamo subito per un secolo e mezzo (la Sardegna anche di più) una politica coloniale degna della tradizione inglese in India. Proprio l’esempio dell’India ci ha mostrato come una nazione trattata per molto tempo da colonia possa affrancarsi dai colonizzatori, crescere economicamente ed arrivare a superare perfino la ricchezza dei vecchi colonizzatori: l’esempio più eloquente è l’acquisto da parte di Tata Motors (gruppo indiano) della Jaguar, casa automobilistica da sempre principale fornitrice della casa reale. Ora noi meridionali, siciliani e sardi, anche uniti non siamo un miliardo di persone e non abbiamo una forza demografica tale da poter competere con le nazioni-continente che dominano il mondo al giorno d’oggi, però abbiamo delle culture ultramillenarie, risorse minerarie importanti, risorse energetiche e umane di grande qualità. Sfruttandole appieno non potremmo competere con India e Cina ma potremmo raggiungere un benessere economico tale da star bene e, finalmente, bloccare la diaspora dei nostri popoli.

 

Il mio sogno riguarda la forma che dovrebbe avere uno stato delle colonie italiane. Immagino uno stato federale con un federalismo spinto all’estremo. Immagino uno Stato che contenga tre Nazioni: la Nazione Napolitana (contenente tutto il territorio dell’ex Regno di Napoli), Nazione Siciliana e Nazione Sarda. Ogni Nazione di queste sceglie la propria forma di governo e le proprie cariche pubbliche come meglio crede secondo il principio di autodeterminazione dei popoli, e secondo tale principio si amministra da sola, scegliendo quali tasse imporre e come spendere i propri fondi pubblici. Allora voi mi direte che questo non è uno Stato ma tre Stati indipendenti l’uno dall’altro. Posso rispondere dicendo che in realtà non avete tutti i torti, anche perché ogni Nazione potrebbe fare accordi commerciali con chi meglio crede senza coinvolgere le altre due. L’elemento che unirebbe, nel mio sogno, queste tre Nazioni, sarebbe un Parlamento centrale composto per un terzo dai rappresentanti di ognuna delle tre Nazioni, in modo da non avere una Nazione che esercita il suo volere sulle altre, in cui si decide di politica economico-monetaria, militare e accordi commerciali comuni in modo da avere un maggiore potere contrattuale (principio dell’economia di scala). In questo parlamento ogni nazione può esercitare il diritto di veto su qualsiasi proposta con una maggioranza dell’80% della sua delegazione. Il Parlamento si riunirebbe a turno in tutte le capitali delle Nazioni (Cagliari, Palermo, Napoli) oppure in un luogo fisso che sia deciso di comune accordo tra le tre.

 

Ovviamente in un sistema simile gran parte delle decisioni sono lasciate alle singole Nazioni, tra cui anche costruirsi le proprie infrastrutture con possibilità di cofinanziamento tra le varie nazioni. Infrastrutture comuni tra due Nazioni, come un eventuale ponte sullo stretto di Messina, o una fantascientifica isola artificiale al centro del tirreno equidistante da tutte e tre le Nazioni, sarebbero finanziate in proporzione alla proprietà del territorio che occupa.

 

La forma statale che ho sognato è quella che mi sembra più di tutte rispettosa delle particolarità delle singole culture, la più rispettosa del sacro principio dell’autodeterminazione dei popoli, ma allo stesso tempo quella che potrebbe portare più vantaggi a tutte e tre le Nazioni.

 

Come avrete capito mi piace sognare, spesso ad occhi aperti, e ragionare sui sogni che faccio per vedere se si possono realizzarsi e se potrebbero essere di vantaggio per le nostre genti. In fin dei conti l’umanità progredisce anche grazie ai sogni.     

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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