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PUN - IL PARTITO UNICO DEL NORD

di Lorenzo Piccolo

Dal giro di consultazioni e per l'ipotetico governo emergono alcune variabili e una sola costante: autonomia differenziata avanti tutta. Ovvero ci vuole più nord.

In questi giorni si prospetta l'ipotesi di un governo M5S - PD, e molti si illudono che, con la scomparsa della Lega dal governo, anche il pericolo dell'approvazione dell'autonomia differenziata del nord venga meno.

 

Nulla di più falso: non hanno neanche fatto in tempo ad aprire il tavolo delle trattative per l'eventuale nuovo governo, che già il PD ha calato la carta delle autonomie, come se non peggio della Lega.

 

La crisi di governo si apre infatti ufficialmente il 20 Agosto con il discorso in Senato del premier Conte, sebbene le avvisaglie fossero nell’aria già da almeno una settimana prima: ed infatti già il giorno 18, in un’intervista rilasciata a Il Messaggero, Romano Prodi dichiara che le autonomie devono "coinvolgere tutti gli italiani". Tradotto dal politichese significa estenderle alle altre regioni del nord, oltre ad Emilia, Veneto e Lombardia.

 

Padoan, in un’intervista rilasciata a Il Quotidiano del Sud proprio il 20 Agosto, rincara la dose affermando che è "giusto che le Regioni più efficienti nei servizi pubblici abbiano qualche incentivo in termini di risorse aggiuntive, anche per indurre le altre a fare meglio".

 

Traduciamo con un esempio dal linguaggio padanocentrico: le regioni del nord che, per la sanità, dispongono già dell'80% del fondo sanitario nazionale, più altri 5 miliardi tolti al sud tramite la mobilità sanitaria, devono avere ancora più soldi. Quello che per noi è sperequazione, per il piddino Padoan è "maggiore efficienza". Indurre le altre regioni a fare meglio significa che il sud ha già poco, ed è giusto che abbia ancora meno.

 

Il 22 Agosto, procedendo a tamburo battente sulla strada della richiesta di più autonomia per il nord, a Rimini si tiene un meeting tra i governatori delle regioni settentrionali. A presiederlo è il governatore piddino Bonaccini della regione Emilia Romagna, già noto alle cronache per aver stretto una alleanza con la Lega pur di portare avanti il progetto di autonomia differenziata per la sua regione.

 

Dal meeting emergono due dati significativi: il primo è l’aggiunta della Liguria alla lista delle regioni settentrionali che invocano l’autonomia, esattamente come anticipato da Prodi pochi giorni prima. Il secondo è rappresentato dalla proposta avanzata da Bonaccini: tornare ai pre accordi per le autonomie presentati da Gentiloni durante il precedente governo PD, piuttosto che alle intese presentate dal governo gialloverde. Il perché ce lo spiega il leghista Maroni: i pre-accordi firmati da Gentiloni erano molto più favorevoli al nord.

 

Dal giro di consultazioni ed iniziative politiche per l'ipotetico nuovo governo giallo-fucsia emergono dunque alcune variabili ed una sola costante. Le variabili sono: più o meno Europa, porti aperti o chiusi, flat tax oppure no a seconda che si parli del PD o della lega. La costante è una sola: autonomia differenziata, ovvero ci vuole più Nord, ciò che tutti i partiti italiani chiedono a gran voce, senza distinzione di sorta. Il PUN o Partito Unico del Nord, per l'appunto.

 

C’è un’immagine che rende plasticamente questa idea: nella foto di copertina di questo articolo sono immortalati Sala e Zaia che festeggiavano assieme il finanziamento da 1.3 miliardi di euro per le olimpiadi di Milano e Cortina, dopo i 18 miliardi già avuti per Expo, mentre a Napoli per le Universiadi non è toccato avere un solo euro dallo stato italiano. Una comunione d’intenti da aggiungere a quella di Bonaccini che si allea con la Lega o a Maroni che apprezza l’operato di Gentiloni: Lega e PD non si odiano? Non quando si tratta della politica del prima il nord, che spesso diventa solo il nord.

 

Questa lunga storia d’amore tra destra e sinistra italiana per le autonomie del nord, che in questi giorni è venuta alla luce, in realtà parte da lontano e porta il nome di Gianclaudio Bressa, esponente del PD. Bressa è innanzitutto l'estensore materiale della bozza di intesa presentata dal passato governo Gentiloni, e firmata da Emilia, Veneto e Lombardia.

 

La bozza prevedeva le 23 materie da affidare alle regioni (al momento sono già aperti i tavoli per Sanità, Istruzione, Ambiente, Lavoro e Europa), il passaggio ai fabbisogni standard e, soprattutto, l'istituzione della commissione paritetica (come quella già esistente per Trento e Bolzano), ovvero l'organo attuativo senza il quale quanto sopra rimarrebbero chiacchiere.

 

Bressa ha redatto questo documento in qualità di: Sottosegretario di Stato del Ministero per gli affari regionali e le autonomie (2014-2017), e Sottosegretario di Stato alla Presidenza del consiglio dei Ministri con delega agli Affari Regionali (2017-2018) sotto i governi Renzi e Gentiloni.

 

Ancor prima, l'intesa per l'Autonomia Differenzata non sarebbe mai stata possibile senza la riforma dell'articolo 116 della Costituzione. E indovinate un po' chi ha lavorato a questa riforma nel 2001? Il redattore, nell'ambito della riforma del Titolo V della Costituzione, quello che materialmente ha messo nero su bianco il nuovo comma 3 dell'articolo 116 dedicato all'autonomia differenziata era sempre lui, Bressa.

 

Infatti all'epoca era Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri,

con delega alla funzione pubblica e agli affari regionali, sotto il primo governo D'Alema.

 

Per completezza di informazione, ricordiamo brevemente che Bressa ha iniziato la carriera nella DC a Belluno, poi è stato nel Partito Popolare e nella Margherita per approdare al PD, senza farsi mancare un passaggio nel gruppo parlamentare per le Autonomie. Nota a margine: fu sottosegretario di governo anche di quell'Amato, la cui legge sulle fondazioni bancarie fu apripista fondamentale per la successiva opera di trasferimento al nord della proprietà di tutte le banche del Sud, cosa che ha reso il Mezzogiorno la regione più debancalizzata d'Europa.

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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