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IL RISCATTO DEL SUD DIPENDE DA NOI

di Raffaele Moreno

La presa di coscienza è il primo passo per la riscossa. Uscire dallo stato di minorità che il sistema coloniale italiano ci ha inculcato nelle testa non è facile ma è indispensabile.

In questo periodo di pandemia nessuno si sarebbe mai aspettato – dopo il primo caso del paziente uno di Codogno del 21 febbraio scorso – che ad essere investita dallo tsunami del coronavirus fosse l’eccellentissima sanità lombarda, dove vanno a curarsi circa 16.000 meridionali ogni anno, colta da un’impreparazione sanitaria e strutturale, con 153 medici morti in gran parte proprio nei presidi ospedalieri lombardi e una strage di anziani nelle RSA.

 

Dopo la fuga di notizie sul varo del primo dpcm dell’8 marzo che avrebbe limitato fortemente la mobilità, c’è stata la prima ondata di rientri dal nord verso il meridione, che fino ad allora era stato pressoché esente dall’infezione.

 

Si è, poi, avuta la diatriba Ascierto/Galli sull’utilizzo del tocilizumab che il medico del Pascale, unitamente all’oncologo Enzo Montesarchio, aveva indicato per la cura delle polmoniti interstiziali severe provocate dal virus onde evitare che i pazienti più gravi dovessero fare ricorso alla terapia intensiva, e a seguito di tale diatriba, in cui il prof. Massimo Galli – che, con colpevole imperizia, aveva già sottovalutato la gravità pandemica affermando che il virus mai sarebbe arrivato in Italia dalla Cina – ha reagito in modo scomposto e professionalmente scorretto, e, quindi, si è aperta una disputa che ha fatto riemergere la mai sopita rivalità tra il meridione ed un nord che, nella sua convinta e arrogante pretesa superiorità, mai avrebbe neanche immaginato di dover soccombere al cospetto di intuizioni scientifiche di medici napoletani e della perfetta funzionalità ed organizzazione di un ospedale per le malattie infettive come il Cotugno riconosciuto negli USA e nel Regno Unito come esempio di  efficienza e accuratezza, al punto che il sistema sanitario napoletano – tra posti letto ridotti e tagli dovuti a 10 anni di commissariamento – non solo ha dimostrato al mondo intero di reggere, ma è assurto a vette di qualità in piena emergenza Covid-19. Sky News del Regno Unito ed il New York Times hanno dato vasta eco alle cure sperimentali dell’istituto oncologico Pascale che fa parte dell’Azienda dei Colli in cui rientra anche il centro per malattie infettive, intitolato allo scienziato duosiciliano Domenico Cotugno, laddove l’inviato di Sky Stuart Ramsay ha realizzato un lungo reportage lodando protocolli di perfetta organizzazione e mostrandoli come esempio agli ospedali inglesi. Senza dire che i finanziamenti statali alla sanità della Lombardia sono stati il doppio di quelli erogati a Campania, Puglia e Calabria messe insieme.

 

In tale contesto dialettico si sono, poi, inseriti gli interventi di Vittorio Feltri, il quale, nel corso della trasmissione “Fuori dal coro” di Mario Giordano, con evidente stizza e tradendo un evidente travaso di bile, avendo visto crollare un mito (la sanità lombarda), sull’affermazione di De Luca di voler chiudere la Campania ai lombardi, ha risposto: “Perché mai dovremmo andare in Campania? A fare i parcheggiatori abusivi?” E ancora: “I meridionali non soffrono di complessi di inferiorità, in molti casi sono inferiori”. Lui ha detto, arrampicandosi agli specchi, che si riferiva al PIL della Campania che è meno della metà di quello lombardo, e non ad un’inferiorità etnica, di stile lombrosiano.

 

Francamente non mi meravigliano e non mi infastidiscono neanche le frasi di Feltri e non riuscendo più nemmeno ad offendermi, perché dette da un lombardo della bergamasca, le metto nell’ordine delle cose. Quelle di Feltri sono l’ennesima esausta replica di uno spettacolo già visto. Parlare male di Napoli e dei meridionali è ormai un’abitudine che risale all’annessione e rientra nell’indottrinamento che questa nazione fasulla ha inculcato da subito anzitutto nella testa dei meridionali e poi in quella del resto degli italiani. E si tratta di un indottrinamento praticato da tutti i governi che si sono alternati alla guida di questo paese, sia di destra che di sinistra, con la conseguenza che siamo tutti ormai convinti che Milano (la  Milano da bere  di epoca craxiana, ricordate?) abbia addirittura consolidato, negli ultimi tempi, la mitografia dell’operosità e dell’efficienza, proiettandola in una contemporaneità  glamour  e modaiola – che si è scontrata, poi, con il dramma della pandemia –, mentre il Meridione, in generale, e Napoli, in particolare, si ritrovano ancora una volta a fare i conti con un’immagine stereotipa di corruzione e scrocconeria. L’immagine che si vuol far passare è quella di un paradiso abitato da diavoli che campa alle spalle di un settentrione operoso e laborioso: i primi cicale i secondi formiche. Un’opinione diffusa che ha trovato sostenitori nell’intelligentia culturale di questo paese e nella lega la sua massima espressione e propalazione politica. Non è un mistero per nessuno, infatti, che la teoria del meridionale inferiore sia stata affermata proprio dal positivista piemontese Cesare Lombroso agli albori della nascita di questa nazione, a cui si sono accompagnati gli inscindibili stereotipi della  rozzezza delle plebi meridionali  e l’insinuazione scientifica del  malaffare, del  clientelismo, del  malgoverno, della  corruzione  che unitamente a camorra e mafia (protagonisti del patto di ferro su cui regge questo stato), hanno completato il quadro e sono diventati i  marchi di fabbrica  stampati a caratteri di fuoco sui meridionali e di cui è difficilissimo liberarsi perché trovano i loro principali sostenitori proprio in gente di questa terra a qualsiasi livello: da quello culturale a quello mediatico, da quello imprenditoriale a quello scientifico, da quello politico a quello intellettuale. E’ significativo, al riguardo, quanto affermato dalla giornalista pugliese de  Il foglio  Annalisa Chirico, la quale, domenica 26 aprile, nel corso della trasmissione  L’Arena  di Giletti su  La7, non ha avuto alcuna remora a parlare di  superiorità morale del nord in ragione della superiorità economica (se notate, il medesimo concetto espresso da Feltri) e in uno stato di facebook del 17 aprile scorso ha scritto testualmente:  “Chi parla del virus come di una nemesi contro i lombardi troppo interessati ai dané fa moralismo a buon mercato. La locomotiva d’Italia non sarà mai una zavorra ma è la regione che produce quasi un quarto del pil nazionale e dove lo scorso anno 120mila italiani sono andati a curarsi”. Pensiero che si aggiunge a quello espresso dalla napoletana Myrta Merlino, la quale, nel corso della trasmissione “L’aria che tira” di cui è conduttrice, si meravigliava che il Cotugno di Napoli potesse assurgere a livello di eccellenza mondiale. Questo è proprio il risultato dell’ammasso mentale studiato e voluto dal Lombroso, per cui un/a meridionale, lobotomizzato e colonizzato mentalmente, così, in questi precisi termini, deve ragionare.

 

Ma se il concetto del  biologicamente inferiore  è stato scientificamente indotto e indottrinato per 160 anni dalla nomenklatura sabaudo/piemontese, ossia se per oltre un secolo e mezzo ci hanno convinti che siamo  meno, abbiamo finito col credere fermamente in questa  minorità  innanzitutto noi, gente di questa terra, malgrado i primati che tuttora sussistono, come quello sanitario, innanzi riportato, o come quello culturale, ad esempio, di Matera, pur non disponendo ancora questa città di una stazione ferroviaria, o come quello dei prodotti della filiera agroalimentare della dieta mediterranea, o come quello dell’industria turistica. Eppure, per tornare alla Lucania, va detto che, per fare ancora un esempio, questa regione è più grande del Friuli, ma in quest’ultima ci sono aeroporti e in Lucania no, in Friuli ci sono autostrade e in Lucania no, in Friuli ci sono ferrovie e in Lucania quasi niente e a Matera proprio niente. In compenso la Lucania copre il 10% del fabbisogno petrolifero di questa nazione disponendo dei più grandi giacimenti petroliferi non offshore di tutto il continente europeo.

 

Dunque, se non ci riscattiamo da questo complesso di inferiorità convincendocene anzitutto noi ed accettando la sfida, come con tanta umiltà ed intelligenza ha fatto Paolo Ascierto, sconfiggendo l’arroganza di una pretesa superiorità, non raggiungeremo mai l’obiettivo di sentirci, quanto meno, cittadini normali con una dignità pari a quella degli altri e in condizione di dettare le nostre regole per restare o separarci da questa nazione. E per restare al tema, mi piace ricordare la vicenda umana e scientifica dell’orgoglio duosiciliano di nome Domenico Cotugno, napolitano della Terra di Bari, nato a Ruvo nel 1736 da genitori di modestissime condizioni. Dei grandiosi progressi ottenuti da Cotugno divenuto nel 1753  pratico degli Incurabili, il famoso ospedale dove insegnò anche Giuseppe Moscati e, all’epoca, uno dei migliori d’Europa, e dei successivi traguardi raggiunti (laurea nel 1756 alla famosa scuola medica di Salerno e nel 1780 tra i soci fondatori della Reale Accademia delle Scienze di Napoli) è stato detto e scritto e sono cosa nota, per cui quello che mi interessa in questa sede sottolineare è la sua coscienza di sentirsi un Uomo secondo a nessuno, anzitutto quando, dopo aver studiato a Padova ed aver incontrato il famoso Morgagni, a Pavia gli fu offerta la cattedra di anatomia, ma egli rinunciò desiderando di rientrare in Patria come professore di anatomia nell’Università di Napoli, laddove sviluppa la prima commissione per la salute pubblica nella storia di Napoli, realizza il Ricettario Farmaceutico Napoletano ed è il primo a separare la carriera di farmacista da quella di medico. La sua fama fu talmente vasta che divenne medico personale dei Sovrani Ferdinando IV e Maria Carolina acquistando la loro totale e sconfinata fiducia.

Il suo ruolo lo portò ad essere anche contattato dai rivoluzionari del ’99 frequentando Gennaro Serra di Cassano, Eleonora Pimentel de Fonseca, Domenico Cirillo, Francesco Caracciolo, Antonio Genovesi ed altri ancora. Ma non si lasciò attrarre dalle loro teorie rivoluzionarie giacobine, pur ricevendo la più alta stima e considerazione del governo francese tanto da essere nominato nel 1807 membro del Comitato Centrale di Vaccinazione da Giuseppe Bonaparte. E anche con il richiamo di cotante sirene ed in un contesto di occupazione, egli volle restare fedele alla Famiglia Reale, legittima rappresentante di quello che era ancora il Regno di Napoli e Sicilia, mantenendo una costante corrispondenza con la Regina Maria Carolina che in quel periodo risiedeva a Palermo. Questa fedeltà, però, gli fu fatale perché venne scoperta dai rivoluzionari e fu mandato sotto processo per i suoi rapporti con i Borbone. Ma il Prof. Cotugno con la schiena dritta e senza lasciarsi intimorire dalla pretesa superiorità ideologica dei rivoluzionari, seppe difendersi nel processo, conservando sempre la sua dignità e dimostrando di essere soprattutto uno scienziato e senza mai svelare l’identità della paziente (Maria Carolina), dando così uno dei primi esempi di segreto professionale tra medico e ammalato.

 

Ecco questa è la dignità e la fierezza meridionale da riacquistare per riscattarci dalla inferiorità lombrosiana che ci è stata indottrinata ed inculcata in 160 anni di occupazione, e solo se saremo capaci di fare questo avremo fatto il primo grande passo verso la libertà e l’autodeterminazione.

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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