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NIENTE COLONIA INTERNA, NIENTE VOTO: per un VOTO MERIDIONALISTA CONSAPEVOLE!

di Lorenzo Piccolo

Basta con i compromessi e la logica del meno peggio. Le questioni fondamentali del Meridionalismo dovranno essere punti fermi NON NEGOZIABILI per chi intenderà prendere voti al Sud, senza se e senza ma.

Ad oggi ciò che identifichiamo come azione meridionalista si concentra più sul versante della divulgazione, per rendere consapevole un numero sempre maggiore di meridionali che sul versante della concretizzazione della consapevolezza già maturata, soprattutto negli ultimi anni.

 

Tale tendenza prevalente, sebbene non esclusiva, alla divulgazione si attua in tre filoni principali: in primis quello storico, essenzialmente concentrato sul 1861 come invasione e non come unificazione, e sulla riscoperta della storia meridionale negata ante risorgimento. Poi c’è il filone economico, ovvero il sud come colonia interna del sistema italia, ovvero mercato forzato dell’indotto padano e fonte di manodopera a basso prezzo, ed infine quello legato alla propaganda anti meridionale atta a mantenere lo status quo.

 

In sintesi si tratta di ciò che comunemente viene indicato come SputtanaSud: non potendo un sistema che si regge sullo sfruttamento del Sud raccontare la verità ai meridionali, il suo apparato mediatico giustificata la costante arretratezza del Mezzogiorno rispetto al nord non come conseguenza della reiterata scelta politica di investire tutto l’investibile a favore del nord, e si rifugia dietro la favoletta dei meridionali poveri, arretrati e tendenzialmente criminali oggi perché così sono dalla notte dei tempi, e surrogando tale tesi con un’attenzione e amplificazione spasmodica di qualunque evento negativo di cronaca si verifichi dal Tronto in giù.

 

Tuttavia è avvertita con sempre maggiore necessità l’esigenza di trasformare la consapevolezza finora acquisita in consequenzialità politica: gli interessi materiali dei meridionali sono costantemente ignorati in tutte le tornate elettorali. Ciò a sua volta richiede la fissazione di criteri che abbiano per priorità la condizione di colonia del nostro Sud, ed in base ai quali stabilire chi può essere votato, chi no e perché tra i partiti che si presentano alle urne.

 

Va da sé che, per un gruppo che ha deciso di chiamarsi Sudexit, partiti italiani e vaneggiamenti di un sistema paese più giusto sono vaneggiamenti fuori dalla grazia celeste. Tuttavia qui il tentativo è quello di fissare perlomeno un minimo sindacale, un confine ultimo superato il quale non si più neanche blandamente parlare di meridionalismo, ma si è tristemente ed inappellabilmente parte del sistema. Ma procediamo con ordine e partiamo dai criteri.

 

 

 

La condizione coloniale del sud è riassumibile in due punti: da un lato la concentrazione al nord di trasferimenti e risorse, dall'altro viene negato al sud il diritto ad uno sviluppo autonomo. Nel primo caso rientra ad esempio il federalismo fiscale e quei 60 miliardi di euro annui di trasferimenti statali in più al nord nell’ultimo ventennio. Nel secondo caso rientra non solo la mancanza di infrastrutture, ma anche il fatto che queste non collegano le regioni meridionali tra di loro e verso l'estero, limitando fortemente commercio e turismo, ma siamo concepite solo per collegare il Sud al nord in funzione dei suoi interessi commerciali.

 

Ne consegue che il primo criterio da adottare è del tutto ovvio: nessun politico che non si impegni su uno o più punti delle suddette due macroaree e non ne faccia temi centrali della sua campagna elettorale può essere votato. La ragion d’essere di tale impostazione è altrettanto ovvia: o la condizione di colonia del sud è una priorità, e allora bisogna agire di conseguenza, oppure significa che, quando parliamo di disoccupazione, emigrazione e desertificazione demografica sono solo chiacchiere se poi, all'atto pratico del voto, ci sono considerazioni altre che vengono prima di tali questioni.

 

All’atto pratico si tratta di mettere sotto torchio qualunque politico, a prescindere dallo schieramento, su argomenti che riguardino il colonialismo interno: sia che rispondano, sia che non lo facciano, risposte o silenzi vanno e resi pubblici disponibili a tutti, di modo che chiunque voglia possa regolarsi di conseguenza. Senza impegno esplicito in tal senso, deve essere chiaro per qualunque candidato dal Tronto in giù che non esiste possibilità alcuna di intercettare il voto meridionalista. E tuttavia va sottolineato, in conclusione di tale riflessione, che fin qui sono stati delineati i tratti di un denominatore comune e minimo atto perlomeno ad evitare il peggio: è altrettanto chiaro infatti che, per chi ha sviluppato un maggior grado di consapevolezza, l’unica scelta possibile è dare il voto esclusivamente a partiti e movimenti dichiaratamente meridionalisti ed altrettanto dichiaratamente votati a porre fine al sistema fondato sullo sfruttamento della colonia interna, o diversamente non votare nessuno.

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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