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IL GIOCHETTO dei FONDI per lo SVILUPPO e la COESIONE FSC (ex FAS)

di Salvatore Leonardi

Il Sud è il bancomat dell'Italia: Qualsiasi buco od emergenza ha la possibilità del rattoppo grazie alle risorse destinate al Sud. Questo il semplice motivo per cui la differenza negli standard dei servizi e delle infrastrutture con il nord cresce sempre.

Articolo 119, comma 5 della Costituzione Italiana: “Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, … lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni”.

 

Articolo 174 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea: “Per promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme dell'Unione, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale. In particolare l'Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite..”.

 

L’Italia in ottemperanza al dettato costituzionale deve (dovrebbe) perciò predisporre nel bilancio uno stanziamento di fondi per le aree svantaggiate e, grazie al cofinanziamento, questi stessi fondi avrebbero goduto di ulteriori stanziamenti europei: i cosiddetti FSC (in un primo tempo FAS).

 

Il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) dà sostanza programmatica al piano QSN (Quadro Strategico Nazionale). La prima esperienza di programmazione FSC parte così nel 2007 ed abbraccerà un periodo settennale (2007-2013). Tra i principi fondamentali particolare rilevanza assume il principio di “addizionalità delle risorse che devono essere aggiuntive e non possono sostituirsi a quelle della politica ordinaria” (delibera CIPE 166/2007). L’importo complessivo per il periodo 2007-2013 fu di poco più di 63 miliardi di euro di cui l’85% destinato al Sud ed il 15% al Centro-Nord. Questa è la teoria che sembra delineare un percorso di grande consapevolezza relativamente al problema delle aree svantaggiate.

 

La teoria… perché, come vedremo, la pratica sarà ben altra. Allora cosa succede effettivamente di tutti questi miliardi destinati al Mezzogiorno d’Italia?

 

Ce lo dice lo stesso documento CIPE: “successivamente all’adozione della delibera n. 166/2007, alcuni provvedimenti legislativi – adottati nel periodo 2008-2011 al fine di corrispondere alle esigenze di contenimento della spesa pubblica e di controllo della finanza pubblica hanno comportato significative riduzioni della originaria dotazione del FSC 2007-2013 per circa 22,3 miliardi di euro”

 

E così quella parte dell’85% dovuta al Mezzogiorno si riduce, pro quota, dai 63 miliardi iniziali a 41 e la stessa fonte mostra in un grafico lo scippo perpetrato ai danni del Sud.

Nuova articolazione risorse FSC (importi in miliardi di euro). Programmi nazionali: riduzione 3,0 ; dotazione aggiornata 17,0. Programmi regionali: riduzione 3,5 ; dotazione aggiornata 20,1. Programmi interregionali: riduzione 0,2 ; dotazione aggiornata 1,5. Accantonamenti e progetti speciali: riduzione 15,4 ; dotazione aggiornata 2,4.

 

Traduco: poiché lo Stato deve rispettare le clausole imposte dall’Europa per contenere la spesa e la finanza pubblica il Governo non trova altro sistema che tagliare la spesa destinata al Sud. Perciò per il periodo considerato di sette anni le aree svantaggiate verranno private della quasi totalità della spesa ad esso destinata di circa 54 miliardi di Euro.

 

Nel tempo l’espropriazione delle somme destinate al Sud assumerà le sembianze di un vero e proprio sistema. I fondi FSC verranno sottratti da tutti i Governi di Destra, Centro e Sinistra, senza nessuna differenza, dal 2003 al 2020, un vero Bancomat di Governo.

 

Si, perché dopo il primo settennato anche il secondo che abbraccia gli anni dal 2014 al 2020 non farà altro che mostrare lo stesso sistema di sottrazione indebita di risorse.

 

Vediamolo nei dettagli.

 

Governo Letta, Legge di stabilità, anno 2014. I fondi FSC dovrebbero finanziare infrastrutture ferroviarie e autostradali. Le otto regioni del Sud (Sardegna inclusa) sarebbero destinatarie dell’80% di questi stanziamenti. In realtà il Governo Letta utilizzerà i fondi FSC per la sanità e per la decontribuzione dei nuovi assunti su tutto il territorio nazionale (leggi "Sud Colonia Tedesca. La questione meridionale oggi" Andrea Del Monaco, Edizioni Ediesse), sottraendo così risorse già stanziate in modo esclusivo per le aree sottoutilizzate del Meridione. Uno scippo vero e proprio di risorse a vantaggio delle regioni del centro nord.

Governo Renzi, Legge di stabilità, anno 2016. I fondi FSC ammontano a 38,7 miliardi per il settennato 2014-2020. Perciò, come sappiamo 30,96 miliardi (l’80% dei 38,7) spetterebbero al Sud. Vediamo cosa succede. Invece dei 30,96 ne vengono iscritti a bilancio solo 13,4! Una bella somma tuttavia, se fosse effettivamente spesa. Ma non è così. Quella somma verrà allocata e ulteriormente ridotta, con modalità da banda criminale, agli esercizi degli anni successivi in questo modo: 2,7 miliardi nel 2016, 3,0 miliardi nel 2017 e 3,1 miliardi nel 2018 per un totale di 8,8 miliardi (idem). E gli altri, direte voi? Rinviati agli anni successivi al 2019. Come un giocatore delle tre carte il Governo Renzi (uno dei più antimeridionali della recente storia d’Italia) rinviando di fatto al settennato 2020-2026 la somma di 22,1 miliardi ha sottratto definitivamente quelle somme allo sviluppo delle aree svantaggiate pur previsto dalla normativa nazionale e da quella europea.

 

Riassumendo: la legge di stabilità 2016 prevedeva uno stanziamento per il Sud di 30,96 miliardi, ne iscrive a bilancio 13,4 ma l’impegno di cassa risulterà di soli 8,8 miliardi. Gli altri, poco più di 22,00 miliardi si perdono nelle nebbie di un futuro inesigibile. Di fatto un altro scippo è stato compiuto dal P.U.N. il Partito Unico del Nord, ai danni delle Regioni Meridionali.

 

Va detto ad onor del vero che in questi ultimi 14 anni buona parte delle amministrazioni territoriali che avevano in capo la redazione dei programmi di investimento delle somme di coesione territoriale sono state latitanti e/o inadempienti e questo ci riporta al secolare problema della qualità della classe governante meridionale. Ma fgorse c'è anche un problema di sfiduciata consapevolezza nei confronti di investimenti di cui si conoscono solo le promesse. In ogni caso questo tema non ci deve far dimenticare le responsabilità dei Governi nazionali che restano comunque titolari dei “poteri sostitutivi” come recita la Legge 164/2014 art. 12 “Al fine di non incorrere nelle sanzioni previste dall’ordinamento dell’Unione Europea, in caso di inerzia, ritardo e inadempimento delle amministrazioni pubbliche … il Presidente del Consiglio dei Ministri … avvalendosi delle amministrazioni statali … esercita i poteri sostitutivi”.

 

Oggi 20 maggio 2020, sto scrivendo queste riflessioni. Interrompo per leggere il “Decreto Rilancio” appena stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: Decreto Legge 19 maggio 2020 n. 34.

 

Leggiamo:

Capitolo XI

 Coesione territoriale

 

Art.241

Utilizzo del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il contrasto all'emergenza Covid-19.

A decorrere dal 1° febbraio 2020 e per gli anni 2020 e 2021, le risorse Fondo Sviluppo e Coesione rinvenienti dai cicli programmatori 2000-2006, 2007-2013 e 2014-2020 possono essere in via eccezionale destinate ad ogni tipologia di intervento a carattere nazionale, regionale o locale connessa a fronteggiare l’emergenza sanitaria, economica e sociale conseguente alla pandemia da COVID-19.

 

A questo punto non vale più nemmeno continuare. Questo Governo, il più meridionale della storia della Repubblica (14 Ministri e Presidente del Consiglio del Sud su 23) ha appena emanato il cosiddetto “Decreto Rilancio” . In effetti a voler essere comici, RILANCIA. Rilancia l’ennesimo furto all’economia del Sud. Come abbiamo potuto leggere, l’art. 241, ironicamente definito Coesione Territoriale, destina le risorse “Fondo Sviluppo e Coesione” non spesi e inizialmente destinati alle aree svantaggiate, con la formula ipocrita “in via eccezionale”, a tutto il territorio nazionale. Dei periodi 2007-2013 e 2014-2020 abbiamo già parlato in precedenza ma per non lasciare nulla, nemmeno un centesimo, si è inserito a buon peso anche il periodo 2000-2006. Ricordate tutte quelle somme in massima parte iscritte a bilancio e mai spese nei due cicli menzionati nel corso dell’articolo? Scippati, rubati, sottratti per l’ennesima volta alle priorità dovute in forza di una legge costituzionale e dei trattati europei. Quando si tratta di rapinare il Sud e favorire il Nord nessun governo si fa scrupoli. Tutti quei miliardi, un centinaio, spariti. E cerchiamo di essere realisti: andranno a finire in massima parte alle regioni che hanno avuto più danni dall’emergenza Coronavirus, come se l'aver avuto più morti volesse dire aver avuto più danni economici! Così oltre al danno subito per la incapacità delle regioni cosiddette virtuose anche la beffa di vedersi sfilare da sotto il naso quelle risorse che, solo teoricamente, sarebbero dovute essere investite al Sud. E ci è andata bene perché non hanno pensato (ancora?) ad includere anche le risorse del periodo 2020-2026. Ma basterà avere un pò di pazienza ed anche quelle risorse saranno “in via eccezionale destinate ad altra tipologia di intervento a carattere nazionale”.

 

Come già detto non vale più la pena di continuare.

Ultima amara considerazione: poiché questo stato NON FARA' ALTRO che continuare a calpestare la dignità del Sud e a depredarne l’economia ipotecandone il futuro, spetta solo a noi decidere cosa fare: rassegnarci a colonia, già resa deserto economico e umano, o ribellarci una volta per tutte e pretendere di abbandonare questo stato caino.

Si accettano proposte alternative più ragionevoli.

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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