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7 SETTEMBRE, INFAUSTA RICORRENZA

di Lello Moreno

E' nella feroce autocritica che i meridionali fanno a loro stessi che va trovata la misura della negatività dell'Italia sul loro destino. Tutti i numeri, tutte le "autorevoli opinioni", tutte le scelte politiche sono una dimostrazione impietosa di questo cancro chiamato Italia.

Scrivo questo a ridosso di una infausta data, ossia a tre giorni dal 7 settembre che ci ricorda il 7 settembre 1860 in cui fece ingresso a Napoli, nella Capitale del nostro antico Regno delle Due Sicilie, il criminale mercenario Joseph Marie Garibaldì, detto Giuseppe, in carrozza con al fianco il capo della camorra Salvatore De Crescenzo, detto Tor ‘e Criscienz, e attorniato da uno stuolo di camorristi tra i quali Marianna De Crescenzo, cugina del capo clan, detta la Sangiovannara.

 

Sono fatti ben noti, spiegati in modo superbo dal grande e compianto Angelo Manna, che forse è superfluo ma non meno utile rammentare perché ci offrono una parte importante della spiegazione di quanto successivamente accaduto in termini di decadimento del nostro antico Regno che adesso identifichiamo e liquidiamo con un termine dispregiativo: il Sud!

 

Anzitutto, va ribadito che Garibaldì agì non come patriota ma come mercenario, come lui stesso ha confessato in una lettera al Prof. Carlo Lorenzini (meglio conosciuto come Carlo Collodi) e pubblicata nel romanzo “Le confessioni di Joseph Marie Garibaldì” di Francesco Luca Borghesi. Agì come mercenario, prezzolato da emissari dei Savoia, per compiere un’impresa quasi impossibile se non vi fosse stato un piano ben congegnato da Cavour che godette dell’indispensabile appoggio dal mare dell’Inghilterra vittoriana di Gladstone, del denaro e degli intrighi della massoneria, nonché del riuscito piano amoroso in cui caddero Napoleone III e suo cugino Girolamo Bonaparte, meglio conosciuto come Plon Plon.

 

Garibaldi non solo non si sentiva patriota ma non si sentiva neanche italiano, confessando, in detta lettera, di sentirsi francese ed inoltre che il patriottismo in Italia non era mai esistito.

 

Alla luce di questa che può sembrare una confessione quasi scontata di un mercenario che ha agito per denaro e su preciso mandato, oggi noi possiamo anche spiegarci l’origine, ossia il dna della corruzione di una classe politica meridionale che è ancora più colpevole di Garibaldi, il quale, nel suo essere un criminale, ha avuto comunque una giustificazione in ciò che ha portato a termine: non era un duosiciliano ed è stato pagato.

 

Giustificazione che non possono avere i politici nostrani ma anche gli intellettuali meridionali che hanno avallato e si sono venduti ai vincitori abbandonando la loro terra ed i loro conterranei al loro destino i quali non hanno avuto altra scelta, dopo quell’infausta data, che intraprendere la via dell’emigrazione.

 

Oggi, nel 2020, a distanza di 160 anni da quegli eventi, non è che le cose siano cambiate più di tanto, anzi, per certi versi sono peggiorate, perché siamo, ad esempio, alle prese con un referendum che nell’indiscriminato taglio orizzontale dei parlamentari, senza che sia accompagnato da nessuna seria riforma, rischia di far ritrovare i territori del nostro antico Regno, dall’Abruzzo alla Sicilia, ancor meno rappresentati in sede parlamentare. Non che questo cambi molto, visto come la corrotta classe politica meridionale ha tutelato i nostri interessi nel corso di oltre un secolo e mezzo, ma, in ogni caso, con lo spopolamento progressivo e continuo delle nostre regioni per il continuo flusso emigratorio giovanile, la rappresentanza nelle aule che contano sarà sempre più striminzita ed irrilevante, per cui i club economico finanziari del nord che governano effettivamente questa nazione: non dovranno neanche più darsi pena di comprarsi e corrompere i politici meridionali per renderli funzionali ai loro interessi.

 

E manco a farlo apposta, il più strenuo propugnatore di questa riforma sul taglio dei parlamentari – ma non dei privilegi e dei lauti stipendi e benefit di cui godono – è proprio un politico del meridione il quale, nella sua crassa ignoranza ed improvvisazione, ha trovato spazio fino a divenire ministro degli esteri: un vero Forrest Gump della politica internazionale.

 

Per non parlare di chi governa la regione che invece di battersi per una maggiore autonomia ed un serio piano di rilancio economico che dia ossigeno alle famiglie, punta tutto su slogan e battute ad effetto, divenendo uno dei migliori televenditori – una sorta di Vanna Marchi della politica – di fuffa e scatole vuote. Molto fumo tranne che negli appalti avendo realizzato un presidio ospedaliero Covid costato 10 milioni di euro al fianco dell’Ospedale del Mare che doveva fornire 72 posti di terapia intensiva, ma che –come denunciato da un’inchiesta di Report – era carente di servizi essenziali, tra cui quelli igienici nelle singole stanze, questo mentre per ammissione dello stesso direttore dell’Asl NA1, Ciro Verdoliva, le terapie intensive aggiuntive non servono più. Senza dire che il governatore De Luca – che sia detto per incidens è stato proprio lui a far chiudere numerosi ospedali in Campania prima dell’emergenza e, poi, a farli riaprire – finora, con oltre 337 milioni di euro e 76mila euro per contagiato, ha collocato la Campania al top tra le regioni per la spesa sostenuta per affrontare l’emergenza Covid-19 alla data del 30 aprile, superando persino la Lombardia ed il Veneto che sono state le regioni più funestate dalla pandemia.

 

Ecco questa è ancora – a 160 anni di distanza – la classe politica che domina la scena nel meridione. Una classe politica parassita, al servizio del sistema italico, ossia al servizio dei club economico finanziario del nord e che, purtroppo non presenta alcuna alternativa, perché dall’altra parte c’è l’altra faccia di una medesima medaglia.

 

Ho fatto due semplici esempi – quello del referendum e quello dell’emergenza sanitaria che è, poi, emergenza economica e sociale – attualmente più avvertiti ed all’ordine del giorno, per dimostrare la continuità con il danno subito 160 anni or sono.

 

Sono sempre più convinto, e adesso più di prima, che solo una forte scossa culturale può risollevare le sorti della nostra terra e segnare un possibile riscatto che ci possa restituire l’identità e la dignità calpestate e fare in modo di riprenderci in mano la nostra vita.

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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