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GUERRA TRA POVERI: UN CAPOLAVORO DELLE CLASSI DOMINANTI

I meccanismi si ripetono in una ciclicità che sembra una condanna. L'unico antidoto è fermarsi prima di cadere nella trappola

di Patrizia Stabile

C’è un parallelismo inquietante (che Giambattista Vico nei suoi corsi e ricorsi storici saprebbe descrivere meglio di chiunque altro), tra le ondate migratorie degli ultimi anni e quello che successe, dopo qualche decennio nel Meridione, con l’Unità d’Italia:

 

Come ben sappiamo, grazie a sapienti ed antipopolari studi di revisionismo storico, dietro la calata degli usurpatori sabaudi ci sono stati gli interessi internazionali finalizzati a meri interessi economici: dalle miniere di zolfo in Sicilia all’egemonia delle flotte inglesi nel canale di Suez, tanto per citarne un paio.

 

La disfatta del regno borbonico per mano di nobili, latifondisti ed esercito (non certo per quella scalcagnata armata di Mille camicie rosse) favorì negli anni successivi, supportata da un’evidente disparità economica e palesi politiche atte ad avvantaggiare l’industria del Nord, un fenomeno di migrazione che si risolse in masse fluttuanti dapprima nelle Americhe, poi in Belgio e nella Germania ed infine, man mano che il Nord solidificò la sua posizione economica, a Torino e a Milano.

 

 

Chi è ancora relativamente giovane, mai potrà dimenticare gli episodi di razzismo e di classismo che si verificarono ai danni delle nostre genti: trattamento come bestie per i “diversamente neri” a New York agli inizi del Novecento, per passare ad essere carne da macello nelle miniere di Marcinelle in Belgio per arrivare alla tristezza ed alla ferocia delle scritte ignobili apparse nelle opulenti Milano e Torino: ”NON SI AFFITTA AI MERIDIONALI”. La situazione ora è di sicuro migliorata, ma è giusto menzionare che, spesso, troviamo idee ad atteggiamenti leghisti e razzisti in seno a famiglie meridionali trapiantate al Nord.

 

 

La pressione nei nostri confronti è ora calata perché la crisi globale ha consentito di individuare un nuovo nemico: il profugo, il rifugiato, l’immigrato. E via con il festival delle boiate, dei pregiudizi e dei preconcetti. Prolificano come funghi trasmissioni di stampo “nazionalista”, che non è altro ormai che un leghismo allargato, così faziose ed inopportune che cavalcando l’onda della retorica, montano il malessere generale rovesciandolo su chi, cercando il “sogno italiano”, sfugge alla fame ed alla guerra.

 

 

Guerre e fame causati da “ventate di democrazia” ed opportunismo occidentale dei poteri forti (e non più tanto occulti) che sfruttano la forza lavoro di maree umane disperate e pronte ad essere sottopagate, sottostimate e di essere semplicemente “sottospecie”. E allora mai si dirà che sulla pelle dell’immigrato a guadagnarci sono anche le cooperative rosse o quelle protette da Ministri di questo governo. Mai diranno che la gestione dell’immigrato “fa guadagnare più del mercato della droga” (come disse Salvatore Buzzi nell’indagine di Mafia Capitale).

 

 

Questo giornalismo all’Italiana tanto ricorda quello che dovettero subire i nostri conterranei quando erano costretti a lavorare all’estero, cioè dopo il Garigliano: non hanno voglia di lavorare, sono sporchi, sono delinquenti, si prendono il nostro lavoro, le nostre case, senza sapere che le case si assegnano a chi è indigente e con tanti figli così come eravamo noi quando decidemmo di partire per avere un futuro migliore.

 

“Quando milioni di poveracci sono convinti che i propri problemi dipendano da chi sta ancora peggio, siamo di fronte al capolavoro delle classi dominanti.”

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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