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EVVIVA... NAPOLI ESPLODE!

di Carlo Dini

La criminalizzazione delle proteste di piazza a Napoli è il vero atto eversivo di coloro i quali, da più parti, puntano ad annientare il Diritto alla Vita di una città che ha tollerato fin troppo.

Mi duole deludere (per niente, a dir la verità) quei numerosi commentatori a servizio della cultura dominante filopadana e colonialista di questo cazzo di Paese… La mia contentezza per l’esplosione di Napoli ha una ratio esattamente opposta alla loro. Amo e stimo Napoli in una misura che sfugge all’umana comprensione, figurarsi a quei neuroni scompagnati di cui sopra. Ma è proprio questo mio sentimento potente che mi spinge ad esultare in un momento così difficile per la città. Napoli è viva, e sotto quella coltre di strafottenza e menefreghismo frutto di un’inimicizia antica nei confronti di quest’Italia, c’è l’energia del vulcano pronta ad esplodere. Tolleranza e resilienza, che lì come in nessun altro luogo del pianeta sembrano essere legate al DNA della città, hanno anche loro un limite… “Ogni pazienza ha un limite” ci ricordava il Principe De Curtis. E questo limite è stato superato.

 

Ora vorrei spiegarvi come stanno le cose a dispetto di quanto blaterano i telegiornali e la carta straccia che pretende di fare informazione in questa Italia di merda. Perché bisogna parlar chiaro e andare a fondo per capire i fatti e non fare i furbetti (o i coglioni) spiando la realtà dal buco della serratura. E’ indispensabile rompere quel blocco mentale in cui sembriamo tutti imprigionati senza possibilità di scampo, perché dopo il bigottismo clerical-piccolo borghese del dopoguerra, grazie ad una sinistra divenuta “democratica”, ci siamo ritrovati schiavi del politically-correct. Non si può più dire ciò che è ovvio… ci si deve attenere al “senso di responsabilità” che le nostre balorde istituzioni declamano come se non ci fosse un domani. Quindi, se lo Stato te lo sta mettendo nel didietro devi (dovresti, ndr) avere senso di responsabilità, e assecondare! Ma per fortuna c’è Napoli, o almeno quella sua componente popolare, indomita e ribelle, che sa distinguere meglio di un fine giurista la differenza tra legalità e giustizia.

 

 

A Napoli è stata chiusa la bocca da quando il tricolore ha cominciato a sventolare dai suoi magnifici balconi. A Napoli è stata chiusa la bocca, privandola del ruolo di Capitale che aveva da sempre. E’ stata chiusa la bocca favorendo una politica locale nemica del territorio che ha coltivato le clientele per negare prosperità e sviluppo. E’ stata chiusa la bocca creando le condizioni per rendere conveniente il trasferimento delle aziende al nord come è stata chiusa la bocca rapinando le sue banche e le sue istituzioni finanziarie e sottraendo le risorse che le spettavano… A Napoli è stata chiusa la bocca creando il mito dello sputtanapoli, infamie e bugie per abbassare la testa ad una città che aveva i numeri per dettar legge con il secondo fine di trovare un capro espiatorio per lo schifo di un Paese nato male e cresciuto peggio. E’ stata chiusa la bocca privandole possibilità di parola annientando i suoi antichi canali di informazione… Pensare che Napoli primeggiava per giornali e numero di pubblicazioni (prima che arrivasse l’Italia a “salvarla” dalla barbarie borbonica, ovviamente).

 

 

E con la bocca chiusa con la forza arrogante e democratica, Napoli ha reagito con tenacia e resilienza, menefreghismo e strafottenza, reinventandosi ruoli e mestieri senza le tutele e le reti di protezione di cui godono gli italiani civili del centro-nord, pur pagando tasse e balzelli per garantirle, quelle protezioni! Ma la pandemia ha colpito duro, economicamente molto più che dal punto di vista sanitario. Il blocco delle attività, ora ultimo il coprifuoco serale, ha dato il suo colpo di grazia a chi deve andare in giro a guadagnarsi la giornata, sul campo, senza la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione o ai sussidi di stato, che a Napoli è nemico più che assente, purtroppo.  A questa Napoli stremata da oltre un secolo di gestione criminale italiana, a questa Napoli con la bocca tappata è stato chiesto (imposto, ndr) di tapparsi anche il naso. E l’informazione italiana, pregna di oscurantismo becero antinapoletano, con il tono pacato del politically correct ci viene a criminalizzare le sommosse di strada del popolo esausto alludendo a fantomatiche pressioni della camorra (come se non si fosse ancora capito da che parte stanno le mafie) e facendo appello al senso di responsabilità (del cazzo, ndr). E faccio proprio fatica ad immaginare i tumultuosi invocanti “Libertà!” come normali impiegati frustrati ai quali viene tolto il diritto all’aperitivo. Evidentemente Napoli non si è innamorata della sua malattia, quella che la rende schiava e zerbino in uno Stato che la usa e disprezza tra una caramella ed uno sputo, almeno non del tutto.

 

 

Napoli è viva, grazie a Dio! La sua energia vitale è comprimibile e al tempo stesso inestinguibile. Riesplode quando meno te l’aspetti come il vulcano per troppi anni tappato. E così come in poche ore riuscì, da sola, unica in Europa, a liberarsi dai nazi-fascisti, così sarà in grado di scrollarsi di dosso il letame italiano con tutti gli annessi e connessi. Magari questa è solo una prima avvisaglia… ma la fine della storia non potrà essere che questa. E anche se il passaggio potrà risultare doloroso, fuori dagli schemi del politically correct, non potrò far altro che esultare e compiacermene.

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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