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LA COLONIA SUD - PARTE III

di Salvatore Leonardi

Recovery Fund e Piano Marshall: ultimo tentativo di rapina

DEFINIZIONI  DI COLONIALISMO:

 

TRECCANI: In età moderna e contemporanea, l'occupazione e lo sfruttamento territoriale realizzati con la forza dalle potenze europee ai danni di popoli ritenuti arretrati o selvaggi

 

DIZIONARIO DELLA LINGIUA ITALIANA DEVOTO OLI: Direttiva di politica estera mirante all’accaparramento di territori…

 

WIKIPEDIA: è definito come l'espansione di una nazione su territori e popoli all'esterno dei suoi confini, spesso per facilitare il dominio economico sulle risorse, il lavoro e il commercio di questi ultimi. Il processo viene detto colonizzazione.

 

Chi conosce la storia vera degli ultimi 160 anni non potrà che riconoscere in queste definizioni quanto accaduto all’ex Regno delle Due Sicilie, ben altro di quanto raccontato dai vincitori.

 

Nei due articoli precedenti dell’1 settembre (Immigrazione e Sud: il disinteresse dell’Italia sull’impatto delle emigrazioni sul sud Italia) e del 7 ottobre (alcuni esempi di estorsione vera e propria ai danni del Sud delle risorse dello Stato depredate a favore delle economie del Nord) ho descritto alcuni aspetti della discriminazione cui vengono sottoposti i territori dell’Italia del Sud da tutti i Governi italiani ai nostri giorni. Non è questo il luogo dove ripercorrere gli atti di vero colonialismo vissuto all’indomani della cosiddetta unità italiana dopo il 1860. Il colonialismo a cui fu assoggettato il Regno delle Due Sicilie è ben descritto dalle definizioni sopra riportate. La definizione della Treccani cita anche “la forza delle potenze straniere”. Come ormai accertato, Garibaldi ed il Piemonte furono la bassa manovalanza degli interessi mediterranei del Regno Unito da cui ricevettero decisivi aiuti militari e finanziari per portare a termine un’impresa che non era nemmeno nelle intenzioni di Cavour. Ma questa è un'altra storia. 

 

Eppure c’è un filo conduttore che si dipana da quei lontani avvenimenti. Nel 1946 il Referendum cancellò la monarchia sabauda, la nuova Repubblica avrebbe potuto inaugurare un nuovo corso, finalmente unitario. Ma questo non fu. C’è un atto che evidenzia, sopra ogni altro, la continuazione di quelle politiche predatorie già descritte nei due precedenti articoli: il Piano Marshall. In questi giorni si sentono spesso esponenti politici parlare di un nuovo Piano Marshall. Sarebbe auspicabile che non si ripeta oggi il furto compiuto ai danni del Sud negli anni dal 1948 al 1951 ma i segnali che arrivano dal Governo e dai suoi Ministri non lasciano presagire nulla di buono. 

 

Qui si vuole richiamare quanto accaduto con il Piano Marshall nell’immediato secondo dopoguerra per dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, che quanto sta accadendo in questi giorni rappresenta solo l’ultimo e più vigliacco capitolo ai danni dei territori che componevano l’ex Regno ridotto a colonia dalla cosiddetta Italia.

 

 A Saraceno, personalità di spicco nel panorama politico del dopoguerra, fu affidato il compito di redigere i Piani di primo intervento e settoriali. In quel contesto furono formulate le linee generali per l’attuazione del Programma Quadriennale per lo sviluppo del Nord e del Sud nonostante da una parte gli industriali premevano per ottenere la gran parte degli aiuti al solo settore privato del Nord e dall’altra la Confindustria, presieduta da Angelo Costa, puntasse a favorire i gruppi finanziari. (fonte: Dspace.unict.it : L’italia, il Piano Marshall e i  dibattito sulla ricostruzione). Sta accadendo in questi giorni la stessa cosa come se 75 anni di spoliazione del Sud dal 1945 fossero passati invano. Ricordiamo tutti le parole di Carlo Bonomi, prima ancora che si insediasse a presidente di Confindustria, nello scorso mese di agosto.

 

Le regole imposte dal Piano USA sembrava dovessero comunque tutelare il Sud al di là degli appetiti nordisti poiché alla base del piano per l’Italia vi era il riconoscimento USA dei maggiori danni subiti dal Sud per i bombardamenti alleati durante la guerra (Napoli risultò la città più bombardata d’Italia per via del suo porto, base principale della flotta italiana).

 

Puntualmente tutto questo NON avvenne. Col passare dei mesi e degli anni gli USA venivano risucchiati nella Guerra Fredda e sempre meno furono interessati, diciamo, al dettaglio. Le priorità americane divennero altre: lo schieramento dell’Italia al fianco dell’Occidente contro il nuovo nemico sovietico. E fu così che una enorme rapina, l’ennesima, fu compiuta ai danni delle regioni meridionali. 

 

Tab. 1 Riporto qui di seguito alcune tabelle desunte dalla pubblicazione sugli aiuti alle singole regioni:

 

Abruzzo e Molise 

SUD

1.029.996

Calabria

SUD

292.685

Campania

SUD

18.570.744

Emilia Romagna

NORD

11.163.824

Lazio

CENTRO

16.807.916

Liguria

NORD

36.136.086

Lombardia

NORD

51.332.841

Lucania (Basilicata)

SUD

17.772

Marche

CENTRO

360.669

Piemonte

NORD

57.450.049

Puglia

SUD

301.973

Sardegna

CENTRO

3.778.686

Sicilia

SUD

6.765.304

Toscana

CENTRO

6.292.332

Umbria

CENTRO

2.092.431

Veneto

NORD

12.902.793

Totale Italia

 

212.393.670

 

 

 

Nella Tab.1, aggregando le varie cifre, risulta che la sola Lombardia con $ 51.332.841 è destinataria del 24% del totale mentre il Piemonte se ne accaparra, con $ 57.450.049, addirittura il 27%. Da notare che il Piemonte si aggiudica da solo una somma superiore a quella erogata a tutto il Meridione d’Italia pari a $ 56.310.870. Queste due regioni incassano in aiuti il 51% del totale erogato dal Piano Marshall, superiore all’insieme del resto d’Italia! (Tab. 2)

 

Tab.2

 

Totale Regioni Nord

156.082.800

73%

Totale Regioni Centro

25.553.710

12%

Totale Regioni Sud

30.757.160

15%

Totale Italia

212.393.670

100%

 

 

 

Nella Tab.2 ancora più evidente appare la sproporzione dei finanziamenti regionali e dello scippo perpetrato a danno del Sud se si prende in considerazione l’ammontare totale suddiviso per macro regione. Se è pur vero che il Centro appare il meno finanziato in termini assoluti, va tenuto conto che la popolazione delle regioni del Sud rappresentano il 35% (censimento del 1951) del’intera popolazione italiana con 16.905.000 di cittadini contro i 9.800.000 delle regioni del centro. In termini percentuali pro-capite la sproporzione a danno della macroregione del Sud appare evidente (fonte https://www.tuttitalia.it/statistiche/censimenti-popolazione/).

 

Quello che sta accadendo in questi giorni appare perciò la pedissequa ripetizione dello stesso scenario post-bellico. L’Europa ha intimato al Governo italiano di procedere ad un piano di investimenti che finalmente permetta al Sud di ottenere un livello di infrastrutture e servizi degno dell’Europa. Il Governo italiano ha redatto un documento (le note linee) che nulla dicono di decisivo relativamente alle richieste dell’Europa. Non solo. Le decisioni dei vari ministeri competenti non fanno presagire nulla di buono. La ministra De Micheli crede di poter prendere in giro i cittadini meridionali baloccandosi sui tunnel e le piste ciclabili, anche in presenza di un progetto europeo che prevede l’asse di congiunzione tra la Scandinavia e la Sicilia e questo asse impone il superamento dello Stretto di Messina. 

 

Le statistiche sulla diseguaglianza Nord-Sud ricordano che la Calabria con €12.700 di reddito pro-capite non raggiunge nemmeno la metà (48,8%) del reddito della Provincia di Bolzano con €26.000 (dati 2018  (https://www.truenumbers.it/reddito-pro-capite/) e la stessa ministra parla di treni ad alta velocità che dovrebbero correre su binari pensati per i treni a carbone o peggio a binario unico!

 

A conferma di quanto detto, l’indice GINI (indice che misura in uno Stato il differenziale di disuguaglianza sociale) dimostra ancora una volta la unicità e la specificità della situazione italiana. Per il 2018 Eurostat fornisce una serie di dati che indicano come  l’Italia sia il paese più diseguale d’Europa. L’ISTAT prende i dati relativi al reddito delle famiglie italiane per l’anno 2017.  Tra i 25 paesi europei presi in esame l’Italia si pone al ventunesimo posto (indice Gini 0,334). La Francia ottiene lo 0,285 e la Germania lo 0,311. Tuttavia scomponendo l’Italia in macroregioni  si evidenzia che mentre le regioni del Nord-Est e del Nord-Ovest hanno un indice rispettivo di  0,289 e 0,312, simile a quello dei due grandi paesi europei,  nel sud e isole l’indice raggiunge lo 0,346 (più è alto l’indice Gini più è grande la disuguaglianza). 

 

Davanti a queste intollerabili diseguaglianze il Partito Unico del Nord (P.U.N.) continua imperterrito a chiedere che si faccia convergere verso le solite regioni del Nord la gran parte di quel Recovery Fund che l’Europa chiede venga investito per riequilibrare una situazione di diseguaglianza e di colonialismo interno che l’Europa stessa definisce essere il più grave e non più tollerabile. 

 

Una volta ci furono i Briganti a difendere i diritti di quelle popolazioni. Nei mille paesi del Sud quella memoria non è morta e viene periodicamente ricordata e rappresentata con sempre maggior presa di coscienza. Non si abusi oltre di quella pazienza.

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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