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RECOVERY FOUND: ULTIMA ZAMPATA ALLA COSTRUZIONE DI UN'ITALIA DIVERSA

di Salvatore Leonardi

La barzelletta di un'italia che si preoccupa di aiutare il Sud si rinnova di volta in volta da decenni... E' c'è ancora chi fa finta di crederci!  Sperare che la musica cambi è come illudersi di trovare rispetto e considerazione dal proprio carnefice.

 

Alcune settimane fa abbiamo riassunto quanto accadde con il Piano Marshall dopo il secondo dopoguerra. Ricordammo come le regioni del Nord Italia, complici i Governi di allora, furono destinatarie della grandissima parte dei fondi USA, segnatamente la Lombardia e il Piemonte, che da sole beneficiarono di oltre il 50% del totale https://www.sudexit.com/2020/11/11/la-colonia-sud-parte-iii/.

 

Ora, con il R.F. si sta delineando lo stesso schema: i 209 miliardi destinati all’Italia per le forti diseguaglianze territoriali verrebbero destinati non in proporzione alle diseguaglianze ma alla popolazione con il 34% al Sud ed il 64% al Centro nord. (“grazie” al Sud che si puzza di fame l’italia ottiene tanto e poi questo tanto viene dato più al nord che invece è nettamente sopra la media europea, ndr). Di fatto, non tenendo conto delle indicazioni UE si otterrà il risultato inverso: una maggiore e definitiva diseguaglianza territoriale a danno delle regioni meridionali.

 

Ancor più oggi, nel mondo globalizzato, un territorio scollegato dal resto del paese, sia in termini di infrastrutture, che chiameremo l’hardware del sistema paese, sia in termini di software e cioè la digitalizzazione, la banda superveloce ed i servizi ad essi connessi, è condannato per sempre al sottosviluppo, alla precarietà, ai ricatti del più forte, allo spopolamento progressivo e all’abbandono.

 

La gravità e la colpevolezza di questo governo di “meridionali” che non tiene conto né delle indicazioni UE per il R.F. né delle pregresse decisioni relative ai collegamenti ferroviari come l’asse TEN-T (l’asse Baltico-Adriatico nonchè l’asse Scandinavia-Mediterraneo) sta condannando ad una economia ancillare, aggravandola, il vasto territorio della penisola a sud del Tronto e del Garigliano.

 

Da più parti si invoca la costruzione di una serie di opere su cui impostare il volano dello sviluppo da troppo tempo disatteso. Queste opere non sono il frutto di richieste arbitrarie o pretestuose. Sono la premessa, solo la premessa, una base su cui poggiare una successiva fase di sviluppo.

 

Nessuna delle opere necessarie ed indispensabili, che elencherò più avanti, ha tuttavia trovato posto nelle priorità di questo governo di traditori e di venduti.

 

1. Il Ponte sullo stretto: Il progetto europeo TEN-T prevede un collegamento stabile e veloce tra la Scandinavia e la Sicilia. E’ evidente che se il collegamento deve essere stabile, non potrà essere considerato stabile un traghetto che fa da tappo all’economia siciliana. Eppure questo progetto, dopo anni, ha superato tutte le analisi di fattibilità e ne fu approvata la costruzione. Pertanto il via alla sua costruzione resta una decisone puramente politica.

 

Negarne la costruzione è negare alla Sicilia un fattore di progresso indispensabile. Di fatto una gravissima discriminazione a danno del sistema economico siciliano e delle regioni del Sud. Ma questo porta ad un successivo problema. A che serve il ponte se poi il sistema ferroviario e stradale della Sicilia e del Mezzogiorno non collegano in modo adeguato i territori tra loro e questi con l’Europa?

 

 

 

2. L’asse ferroviario Salerno-Reggio Calabria con l’Alta Velocità e l’Alta Capacità: le regioni del Centro Nord hanno ricevuto un sistema ferroviario ad alta velocità che le ha collegate tra loro e con il Centro-Nord Europa. Vorrei ricordare che questi investimenti sono stati fatti con i soldi di tutti gli italiani, anche di quelli del Sud. Senza questo asse ferroviario il solo ponte sarebbe l’ennesima cattedrale del deserto che tante illusioni e danni ha arrecato al Sud nell’ultimo settantennio. Il ponte perciò ha senso se collegato all’alta velocità Reggio Calabria – Salerno - Napoli e da lì al resto dell’Italia e dell’Europa. Anche di questo investimento non c’è traccia negli atti del governo. Ma non è finita qui.

 

Che senso ha connettere Messina con il ponte alla penisola se poi il collegamento Messina-Catania-Palermo non esiste? In cinque anni di esercizio commissariale quasi nulla è stato fatto. Il ponte Morandi, (ebbene si anche la Sicilia ha il suo ponte Morandi) un viadotto che deturpa la Valle dei Templi di Agrigento e che il FAI ne ha chiesto più volte la demolizione, fu chiuso al traffico dall’ANAS il 16 marzo 2017. Da allora sono passati 1000 giorni (!) senza che nulla sia accaduto (guarda il video https://www.agrigentonotizie.it/video/ponte-morandi-agrigento-chiuso-cresce-erba-mareamico.html). A Genova è stato ricostruito con modalità che adesso molti invocano debba essere di esempio. E perché allora a Genova si ed in Sicilia no?

 

Fino ad ora ci siamo concentrati sulle infrastrutture ZERO della costa tirrenica. Ma ciò vale ancora di più, ed è ancora più grave, se si considera che l’asse adriatico (asse europeo TEN-T Baltico-Adriatico) è di là da venire. E li non c’è un ponte da costruire, foglia di fico di tutti i governi per non procedere alla costruzione di grandi opere. L’asse adriatico non occupa i pensieri del Governo.

 

La scorsa estate il Governo, tramite Trenitalia, ha deciso di regalare (!?!) l’alta velocità alla Calabria. Così il Frecciarossa è finalmente arrivato a Reggio Calabria. Ennesimo, grande insulto perpetrato ai danni del Mezzogiorno e dei Calabresi in particolare. Il Frecciarossa viaggia sulle stesse linee dove viaggiano gli intercity ed alla stessa velocità di questi ultimi. Una barzelletta tutta italiana.

 

Le linee attuali non possono supportare sollecitazioni da alta velocità, i Frecciarossa non possono viaggiare a 250/300 km/ora su linee risalenti al secolo scorso. Ma alla beffa si è aggiunto il danno: il costo del biglietto è risultato molto più oneroso, talvolta addirittura il doppio di quello ordinario, con durata delle percorrenze da terzo mondo. Evidentemente i vertici di Trenitalia sono convinti che dopo Eboli ci siano terre buone solo per produrre merce umana da trasferire nell’operoso nord!

 

3. I porti, la nuova Via della Seta, sono l’ennesima conferma di come la miopia politica faccia ancora il verso allo spirito del 1860. Alcuni penseranno che se questi progetti infrastrutturali venissero finanziati, come qualcuno sostiene, il problema del Mezzogiorno sarebbe risolto. SBAGLIATO!

 

Un territorio può definirsi modernamente infrastrutturato, può sfidare la globalizzazione di domani se è un sistema integrato sia verso il suo interno sia verso il territorio globale… OPPURE SEMPLICEMENTE NON E’. Per far questo ha bisogno sì di strade, ponti e ferrovie, ma non basta! Il complesso di queste infrastrutture serve per trasportare persone e cose, cose esportate o importate da e per un determinato territorio. Queste strutture vanno messe a sistema. Vanno collegate non semplicemente ad un porto o a dieci porti. Vanno integrate al sistema ferro-viario. Mi spiego. L’Italia, e più marcatamente la parte sud della penisola, è stata sempre considerata, ed è, IL PONTE del Mediterraneo. Dal punto di vista geopolitico ha una posizione che non trova riscontri nel resto del mondo: si allunga verso l’Africa, al centro dell’unico mare che bagna tre continenti. Il raddoppio del canale di Suez ha reso il Mediterraneo ancor più strategico perché unisce l’Estremo Oriente con l’Europa e questa, via Atlantico, con il Nord America. La nuova Via della Seta ha il suo principale attore e sponsor, non a caso, nella Cina. La Cina si è impadronita del porto del Pireo come scalo delle sue merci, ma trova uno ostacolo insormontabile nel proseguire via terra nella penisola balcanica, non provvista di ferrovie ad alta capacità per la penetrazione nel cuore dell’Europa. L’Italia ha i porti di Gioia Tauro, Augusta, Napoli, per citare solo i più noti, che hanno la profondità marina di attracco per le gigantesche portacontainer. Quei porti hanno già in parte un retro porto in grado di accogliere e movimentare un enorme numero di container. Ma non hanno la piattaforma logistica, i collegamenti ferroviari ad alta capacità che li colleghi al cuore dell’Europa. Il Governo Gentiloni, tra i suoi ultimi sciagurati atti ha firmato con la Cina un accordo che offre l’utilizzo dei soli porti di Trieste e di Genova per le merci in arrivo dalla Cina. Genova, in particolare non ha né la profondità né le banchine né il retro porto in grado di accettare la enorme massa di merci che nei prossimi anni giungeranno dall’Estremo Oriente. E pur di non sfruttare quanto già pronto per i porti di Gioia Tauro e Napoli dirotta tutto al nord. Dopo 160 anni ogni governo, di ogni colore, si distingue per una politica discriminatoria e coloniale nei confronti di una parte del paese.

Il Mediterraneo ha riconquistato quella centralità geopolitica che aveva perduto dopo la scoperta delle Americhe. Il Mezzogiorno d’Italia è li, al centro del mondo. Basterebbe lo sguardo ad una carta geografica per capire che il cuore delle battaglie economiche che si svolgeranno nei prossimi decenni avranno per fulcro il Mediterraneo e di conseguenza la “piattaforma logistica” naturale del Mezzogiorno. Non capirlo o meglio non volerlo capire, per continuare a giustificare una politica neocoloniale, razzista e predona nei confronti del Mezzogiorno non è soltanto un atto autolesionistico ma un atto criminale verso oltre 20 milioni di cittadini discriminati. E sono anche stanco di sentire “stimati (?)” economisti e politici “progressisti (?)” giustificarsi per sostenere negli infiniti talk show di questi mesi che una politica di attenzione verso il mezzogiorno porterà enormi vantaggi economici anche al norditalia, quasi a doversi giustificare per le poche briciole che vengono concesse al Sud. Gli investimenti al Sud vanno fatti comunque, a prescindere. Cosa vuol dire altrimenti? Che se il nord non ci guadagnasse, del sud ce ne potremmo fottere? Logica aberrante anche se è la stessa logica che ci ha condotto a questo punto di non ritorno. Concludo dicendo che il Recovery Fund può essere lo strumento per correggere errori di politica e di politica economica lunghi 160 anni. Non vederlo, non usarlo o usarlo come strumento di ulteriore diseguaglianza tra territori di uno stesso paese è la condanna definitiva di un paese che ha scoperto oggi, come mai prima, di essere un paese spaccato. E se così fosse è meglio prenderne atto in modo civile ed incruento come è avvenuto già tra ceki e slovacchi ad evitare epiloghi ben più drammatici come paesi a noi vicini hanno dimostrato potrebbe accadere.

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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