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SISTEMA SANITARIO NAZIONALE: UNA DISCRIMINAZIONE ELEVATA A SISTEMA DI APARTHEID.

Salvatore Leonardi

La sperequazione nelle risorse investite tra nord e sud è solo una delle tante macroscopiche ingiustizie di questo pseudo-paese che le istituzioni si ostinano a voler considerare unito solo nelle occasioni di rito (e quando c'è da chiedere sacrifici).

 

Ormai da tempo abbiamo scoperto che il sistema sanitario italiano è fonte di pesantissime discriminazioni nei confronti di oltre 20 milioni di cittadini meridionali. Utilizzerò alcune tabelle piuttosto che lunghi ragionamenti per rendere evidente come questa situazione sia ormai del tutto insopportabile. I dati sono ripresi dal “Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica” della Corte dei Conti e dall’ISTAT. 

 

Tav.1 Spesa sanitaria ospedaliera in Euro pro-capite per alcune regioni - anni 2000-2017

 

Regioni

1.Euro pro-capite spesa ospedaliera

2.Popolazione

residente

3.Reddito pro capite

Val d’Aosta

89,90

125.034

30.965

Veneto

61,30

4.879.133

35.501

Emilia Romagna

84,40

4.464.119

35.421

Toscana

77,00

3.692.555

33.835

Abruzzo

33,00

1.293.941

27.888

Molise

24,20

300.516

27.411

Campania

22,60

5.712.143

24.732

Puglia

26,20

3.953.305

27.553

Calabria

15,90

1.894.110

25.544

       
 

SU 47.000.000.000

   

Italia Nord

26,0 miliardi

23.000.000

34.650

Italia Centro

11,0 miliardi

16.000.000

32.945

Italia Sud

10,0 miliardi

21.000.000

25.010

 

Fonte: colonna 1: Corte dei Conti: Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica; colonna 2: Dati ISTAT aggiornati al 31.12.2019; colonna 3: Dati ISTAT 2017

 

Su 47 Miliardi erogati dallo Stato centrale negli anni 2000-2007, alle regioni del Nord sono andati 26 miliardi, a quelle del Centro 11 alle regioni del Mezzogiorno 10 miliardi. Vale la pena sottolineare ancora una volta che quelle cifre indicano gli euro disponibili pro-capite. Così un cittadino campano riceve quattro volte di meno di un cittadino della Val d’Aosta mentre un calabrese ne riceve addirittura quasi sei volte meno! (Tav.1 colonna 1). E non si dica che questa vera e propria rapina avviene perché al sud non sanno spendere o peggio. In quelle due regioni del Mezzogiorno la sanità è stata gestita da Commissari con pieni poteri, designati dai Governi di Roma (governi Prodi, Berlusconi, Letta, Gentiloni, Renzi). Ma ad aggravare una situazione di così insostenibile sperequazione va aggiunto che la stessa Corte nel Rapporto citato, al paragrafo §7.6 relativo all’assistenza domiciliare integrata indica una ben più eclatante diseguaglianza.

 

Tav. 2 Assistenza domiciliare integrata - I NUMERI LIMITATAMENTE AD ALCUNE REGIONI

 

CASI  TRATTATI  2012

     
 

Numero di casi

X 100.000 abitanti

Di cui anziani %

       

Emilia Romagna

130.637

2.984

90,5

Campania 

  37.121

    643

79,6

Puglia

  21.482

    530

79,4

Calabria

  14.550

    743

81,7

Sicilia

  43.313

    866

  80,3

       

 

Fonte: Elaborato di redazione sui dati del § 7.6 del Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica

 

 

 

Questa tabella elaborata sui dati del paragrafo §7.6 del Rapporto ci dice che la sola Emilia Romagna con una popolazione di 4.464.119 di cittadini ha potuto erogare n.130.637 servizi di assistenza domiciliare mentre le 4 regioni del Mezzogiorno, con una popolazione totale quasi quattro volte superiore (16.434.848 milioni) ne hanno potuto erogare complessivamente soltanto 116.466. Se consideriamo il dato che appare nella seconda colonna scopriamo che l’Emilia Romagna ha potuto assistere a domicilio 2.984 casi, mentre le 4 Regioni -tutte insieme- hanno potuto assistere solo 2.782 malati su oltre 16 milioni. La terza colonna ci suggerisce che, la diseguaglianza tra le varie regioni lascia senza assistenza circa il 10% in più della popolazione anziana del Mezzogiorno rispetto a quella resa possibile in Emilia Romagna. 

 

Sulla base di questi dati si può ben affermare che questo non un “Sistema Sanitario Nazionale”, ma piuttosto un inaudito “Sistema Sanitario di Apartheid”.

 

 

 

E nonostante questo quadro sconfortante c’è ancora dell’altro.

 

Le tavole sopra riportate fanno stato delle iniquità commesse dallo Stato nei confronti delle Regioni del Mezzogiorno negli anni 2000-2017. Era quindi sperabile, dovrei dire scontato, che tenuto conto di quanto pubblicato dai Conti Pubblici Territoriali, da Eurispes e dalla Corte del Conti, negli anni a seguire lo Sato avrebbe posto fine a questo vero e proprio furto e invece…

 

Nel 2020 lo stato ha destinato 1.935 euro per ogni piemontese,  1.880 euro per un lombardo mentre ha speso 1.800 euro per un calabrese! Vista così,la differenza non sembra eclatante? In miliardi sono 8.3 per il Piemonte, 18,9 per la Lombardia e 3.4 per la Calabria! Se ogni cittadino calabrese ricevesse la stessa quota pro-capite di un lombardo, alla Calabria dovrebbero essere versati altri 151 milioni (151.528.800), se parametrati su un piemontese addirittura 255 milioni (255.704.850) in più di quanto versato alla regione Calabria. Nulla e nessuno può giustificare una tale discriminazione. 

 

Questa situazione che appare insostenibile da qualsiasi punto di vista la si voglia guardare può avere una sola spiegazione: se si guarda la colonna 3 della Tavola 1. sembrerebbe che l’unica logica che presiede a questa iniqua suddivisione del fondo sanitario nazionale sia quella del reddito pro-capite. Più alto è il reddito più sono alte le quote del fondo sanitario destinato alle regioni con reddito più elevato. D’altra parte è questa la tesi sostenuta dal successore di Gallera, l’assessore alla sanità lombarda signora Moratti nella suddivisione dei vaccini. Non si ha nemmeno più il pudore di salvare le apparenze! 

 

Ma allora si dica chiaramente che la Costituzione che regge la Repubblica italiana è strumento distorto per servire gli interessi esclusivi di una parte sola di questo paese a totale danno dell’altra. Il Mezzogiorno appare -ed è- solo una colonia di emigrazione secondo le necessità dei cicli economici dell’apparato produttivo delle regioni del Nord e mercato protetto per le produzioni di questo sistema razzista e di plateale apartheid. 

 

 

 

Questo paese se mai lo fosse stato non è più paese.

 

 

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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