· 

RIFLESSIONI SULLE CAUSE GEOPOLITICHE DELLA CADUTA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

di Salvatore Leonardi

Non serve andare per supposizioni in alternativa alla storiografia ufficiale. Basta leggere i fatti con una prospettiva più ampia e senza preconcetti che il puzzle si ricompone senza forzare nessun pezzo.

Nella Storia ogni accadimento trova le sue spiegazioni in fatti precedentemente accaduti. Talvolta, certe premesse rendono inevitabile la conclusione di un percorso apparentemente lontano nel tempo e nel luogo.

Ho sintetizzato qui di seguito alcune date che sembrano non avere collegamento eppure rispondono ad una logica, ad un disegno perseguito con indubitabile coerenza e fermezza lungo il corso di un secolo.

Parlo dell’Inghilterra, della sua strategia e della costante ricerca della supremazia marittima a difesa del suo impero coloniale. 

Queste le date: 

1713:  L’Inghilterra si impadronisce della Rocca di Gibilterra, porta del Mediterraneo, con il Trattato di Utrecht. 

1809: Le Isole Ioniche vengono occupate dalle forze britanniche

1814: Malta viene sottratta al Regno delle Due Sicilie e diviene ufficialmente parte dell'Impero britannico

1853: Guerra di Crimea – Aprile 1855 Il primo contingente piemontese raggiunge la Crimea

1859: 25 aprile iniziano i lavori di scavo del Canale di Suez. 

1863: 9 novembre 1863 inaugurazione della ferrovia Pescara-Foggia

1871: settembre entra in esercizio la Galleria del Frejus. Con questo tunnel nacque il treno di lusso Peninsular-Express che collegava Londra a Brindisi in 45 ore, via Calais e Parigi e da qui, attraverso l’istmo di Suez, verso l’India britannica.

1878: 4 giugno con la Convenzione di Cipro l’Inghilterra estende il suo protettorato sull’isola.


Il susseguirsi di queste date indica e disegna con quale pervicacia e con quale lucidità strategica la Corona inglese avesse perseguito il suo disegno per il controllo del Mediterraneo dalla sua porta a ovest -Gibilterra- a quella ad est -Suez-. Da Ovest a Est una collana di isole e di presidi militari che -nel corso di un secolo e mezzo- avrebbero fatto del Mediterraneo un lago inglese. 

Tra tutte queste date ne ho tralasciata una sola: 1860, lo sbarco di Garibaldi in Sicilia. Ma di questo ce ne occuperemo dopo. 

Le prime tre date illuminano il chiaro intento di impadronirsi del Mediterraneo. Perché, una potenza globale con un impero che si estendeva su tutti i continenti era così decisamente interessata ad un mare tutto sommato piccolo, apparentemente marginale, la cui sponda sud era sprovvista di colonie e/o protettorati della Corona? 

La domanda ci conduce alla quarta ed alla quinta data: la guerra di Crimea ed il Canale di Suez. Ma per comprendere i motivi della guerra di Crimea dobbiamo fare un salto molto più ad est: l’India, il gioiello della Corona, che comprendeva non solo questo paese ma gli attuali stati del Pakistan, del Bangla Desh, della Birmania e Ceylon provincia autonoma dall’India ma facente parte dell’impero. Questo sterminato territorio fin dai primi del 1700 si era dovuto confrontare, nell’immenso teatro delle steppe asiatiche, con il sempre più invadente impero zarista che per oltre un secolo aveva conquistato ed annesso allo Zar, uno dopo l’altro, i vasti territori della Siberia e dei Khanati centro-asiatici (Storia della Siberia, la lunga conquista, di Juri Semenov, Odya Ed). Le continue conquiste cosacche degli sterminati territori asiatici portavano i due imperi a confrontarsi continuamente attraverso i pochi stati cuscinetto ancora formalmente indipendenti: Iran e Afghanistan innanzitutto. Questo duro confronto (Il Grande Gioco di Peter Hopkirk, Adelphi Ed) portò più volte i due imperi a guerre locali con questi due paesi, la Russia con l’Iran, i britannici con l’Afghanistan. Le difficoltà logistiche dell’Impero zarista erano rappresentate dalle enormi distanze da coprire con truppe di terra, quelle britanniche con lunghi viaggi via mare e la circumnavigazione dell’Africa. In questo quadro e nell’ottica di dover accorciare i tempi di percorrenza tra l’India e la madre patria, il Mediterraneo e il taglio dell’Istmo di Suez rappresentavano una assoluta priorità strategica. Il Mediterraneo DOVEVA diventare un lago inglese. 

Nella confrontazione globale tra le due superpotenze, stessa necessità e urgenza appariva agli occhi dello Zar trovare uno sbocco nel Mediterraneo. La guerra di Crimea era la conclusione obbligata delle tensioni protrattesi in Asia per più di cento anni tra le due superpotenze. La carta che Cavour si giocò in Crimea, aderendo all’invito britannico, era una cambiale che l’Inghilterra avrebbe dovuto prima o poi pagare. Non è un caso che, dopo appena 2 anni e mezzo dalla conquista armata del Regno delle Due Sicilie, venisse inaugurata la tratta ferroviaria Pescara-Foggia per permettere agli interessi britannici di collegare Londra a Brindisi, da qui -via mare- in Egitto e via Canale di Suez, all’India. I tempi di percorrenza sarebbero stati ridotti della metà da 100 giorni a 50! Questo collegamento passò alla storia come la “Valigia delle Indie”. Ora il quadro geopolitico appare senz’altro più leggibile. 

Torniamo nel Mediterraneo. Si è detto che la guerra di Crimea, con la sconfitta della Russia segnò il trionfo definitivo del disegno inglese per il controllo del Mediterraneo. Restava un ultimo ostacolo: il regno delle Due Sicilie. Come abbiamo già detto nel 1814 il Congresso di Vienna assegnò l’Isola di Malta all’Inghilterra, sottraendolo al Regno napoletano, cui apparteneva dal 1091, anno della conquista normanna e della sua unificazione alla Sicilia. Nel 1530, l’allora Re di Sicilia la concesse come rifugio ai Cavalieri Ospitalieri in fuga da Rodi. Inutilmente il Re di Napoli protestò ma le forze in campo non erano in grado di ascoltare il buon diritto del Re. 

Malta fu l’inizio del duro confronto tra la Corona britannica e Ferdinando II. Quest’ultimo, per tutta la durata del suo regno ebbe come stella polare la decisa riaffermazione di uno stato indipendente e non subalterno alle grandi potenze europee. Questo suo continuo rivendicare pari dignità nei confronti dell’Inghilterra perderà alla lunga il Regno. 

Sotto la sua guida la politica economica del Regno, cancellò o ridusse fortemente i privilegi di cui godeva la Corona britannica sui prodotti siciliani quali, sale, vino, olio e soprattutto zolfo, materiale strategico per la fabbricazione della polvere da sparo. Ultimo decisivo tassello, riorganizzò la Marina Mercantile e quella da Guerra, portando la flotta napoletana a livelli di modernità e potenza mai conosciuti prima. E questa veniva percepita come una seria minaccia alla politica di supremazia marittima perseguita dall’Impero. In politica estera rifiutò di schierarsi, nella guerra di Crimea, contro lo Zar. Più volte il Governo inglese minacciò azioni dimostrative -e non solo- nei confronti del Regno. Il Times si spingerà ad auspicare una “spedizione punitiva” ricordando la missione inviata nella Baia di Edo nel 1853 per imporre allo Shogun l’apertura del Giappone alla penetrazione commerciale occidentale. La Corona non poteva accettare  -continua il Times- l’esistenza di «un Giappone mediterraneo”. Mentre il Governo britannico pretendeva subalternità, Re Ferdinando chiedeva pari dignità. La destabilizzazione del Regno da parte della Corona britannica era ormai nei fatti e la stampa inglese, indicava chiaramente la strada da percorrere. La stessa stampa inglese -il Times soprattutto, portavoce ufficioso del Governo- dette vita ad una campagna di stampa per demonizzare il Regno e screditarlo agli occhi della opinione pubblica europea. L’opinione pubblica inglese raccolse somme ingenti per finanziare la spedizione di Garibaldi, quella stessa opinione pubblica, nemica di quel re cattolico, amico ed difensore del Papa di Roma contro cui tuonava tutta la stampa protestante anglosassone. 

Re Ferdinando ebbe il grande merito di dar via alla modernizzazione industriale del suo regno con lo sviluppo della cantieristica navale, della siderurgia, delle scienze. Il suo grande errore fu l’incapacità di costruire alleanze diplomatiche che lo mettessero al riparo dai disegni inglesi di isolamento. 

Poniamo attenzione ora ad altre due date: 22.5.1859 e 11.5.1860. La prima è la data della morte di Ferdinando II, a soli 48 anni. Morte invero strana per la giovane età. Si parlò anche di avvelenamento ma in mancanza di riscontri storici obiettivi, tralasciamo. La seconda rappresenta la data dello sbarco in Sicilia di Garibaldi. Non è passato neanche un anno dalla morte del Re che aveva tenuto testa alle ingerenze britanniche e succedeva al trono un 20enne troppo giovane ed inesperto. I fatti storici sono fatti, ma nessuno può negare che gli interessi inglesi, così fortemente osteggiati da re Ferdinando II, avevano davanti una circostanza favorevole che non si sarebbe più presentata. Una potenza globale si distingue anche per saper cogliere le occasioni che la storia propone. Il Regno mancava di una guida autorevole, un anno bastò per finanziare chi doveva fare il lavoro sporco. Il mandante era pronto a finanziare l’impresa, Cavour poteva incassare la cambiale della guerra di Crimea, il sicario in camicia rossa, si preparava a colpire un Regno decapitato della guida che aveva saputo dare dignità di nazione, difendendo un Regno che si sarebbe potuto avviare a profonde trasformazioni. 

Non gliene fu dato il tempo. 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

CONDIVIDI SITO SU:

Progetto ideato e curato da: