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QUALE PROSPETTIVA PER IL NOSTRO SUD?

di Carlo Dini

Gli scenari sono sempre più foschi mentre la crisi economica deflagra in un contesto già oltre la linea del baratro

 

Pochi sembrano preoccuparsi del collasso della democrazia che è ormai sotto gli occhi di tutti anche se si presenta sotto mentite spoglie con nomi rassicuranti come Europeismo, governo tecnico o dei migliori piuttosto che di unità nazionale… Un fenomeno questo che non riguarda certo la sola Italia ma che da noi assume proporzioni ancora più drammatiche dato l’antico compromesso con il malaffare che ha segnato la nascita di questo Stato e ne ha contraddistinto l’evoluzione. Se ci siamo persi spesso a parlare dell’imbroglio risorgimentale che ha nascosto la svendita del futuro di una parte del Paese (il Sud) in funzione di logiche imperialistiche anglo piemontesi non è per vittimismo storico ma per la necessità di sottolineare il nostro (come italiani) peccato originale. Non è un caso quindi se la politica italiana, più delle altre, ha sempre sofferto di meccanismi perversi che ne hanno compromesso la bontà (in senso collettivo) delle scelte. Ora che il cancro della politica venduta è dilagato non possiamo far altro che constatare con una certa dose di rabbia mista a scoramento che i centri decisionali si sono talmente allontanati dalla portata dei comuni cittadini da divenire irraggiungibili e incondizionabili, per noi comuni mortali. Se fino a qualche anno fa, almeno per la politica interna, si poteva individuare un conflitto di interessi o qualche interferenza mafiosa, il ventennio del XXI secolo si configura come l’apoteosi della politica eterodiretta da organismi sovranazionali non bene individuabili ma talmente forti da piegare le scelte decisionali non solo dell'Italia ma di tutta l’Europa come se non ci fosse un domani con il totale asservimento di tutti i centri di potere ufficiali ed il compiacimento dei media.

 

L’Europa scossa dalla Brexit ha deciso, per evitare di esplodere come un palloncino al sole, di mettere in campo il gigantesco piano di interventi da oltre 700 mld di euro del Recovery Found, per metà sussidi a fondo perduto e per l’altra metà prestiti garantiti dalla BCE. Sorvoliamo sulla questione ormai nota relativa all’entità delle risorse destinate all’Italia “grazie” alla drammatica situazione socio-economica del nostro Mezzogiorno e al fatto che il governo italiano stanzierà questi fondi prevalentemente al centro nord, come al solito… Fa scalpore il fatto che sia bastata la sola prospettiva dell’arrivo di questi soldi per mettere da parte Conte e l’allegra brigata di ex rivoluzionari pentastellati in via di rapido imborghesimento “democratico”. E il “senso del dovere” ha chiamato in campo chi per formazione e vissuto avrebbe dovuto far accapponare la pelle ai più, acclamato indistintamente dall’arco costituzionale come il grande salvatore della patria. Saprà lui gestire i miliardi del Recovery Found… “rassicura” il fatto che sia un autorevole invitato del gruppo Bildenberg a decidere come verranno spesi questi soldi. Ed è incredibile come ancora non si riescano a delineare in modo ufficiale i rapporti e le interferenze tra questo gruppo eterogeneo di super competenti e le istituzioni (ex) democratiche anche se nei fatti, quando c’è da gestire una fase “delicata” entra nella politica italiana, come per magia, un bildenberg friendly, prima Monti ed ora Draghi.  L’antidemocraticità di queste operazioni diventa zerbino dinanzi alla supremazia della competenza che tutto e tutti mette a tacere. Si obietterà che talvolta l’assolutismo possa essere più efficace, soprattutto in circostanze difficili… Senza dubbio! Il problema è che gli interessi di cui questo governo è portatore non sono certo i nostri come i fatti stanno a dimostrare, almeno se i risultati di quella politica sono da relazionarsi a superiori capacità. Il solito complottista, si dirà. Può essere. Resta il fatto che cotanta irraggiungibile competenza sia poi destinata (Monti docet) a riempire i quadretti incorniciati dietro le scrivanie per ciò che ci riguarda, data la latitanza nel trovare soluzioni efficaci per i grandi problemi del nostro tempo. E ora, dietro quel bel fraseggiare da tecnico di respiro mondiale, mi piacerebbe capire cosa ha intenzione di fare il Signor Draghi nei confronti di una crisi che dura da più di un decennio e che il covid (e la sua gestione) hanno reso deflagrante. Più semplicemente sarebbe interessante sapere cosa ne pensa della scandalosa disparità di pressione fiscale all’interno dei confini europei, a danno anche e soprattutto delle aree più disagiate. E’ mai possibile che si paghino più tasse a Napoli e a Palermo (e non di poco) piuttosto che in Olanda o in Lussemburgo? Risponde forse ai principi del libero mercato il fatto che le multinazionali del web, a cominciare da AMAZON, paghino meno di un decimo delle tasse di una merceria di Catanzaro? Scusate la volgarità di questo semplicismo populista e qualunquista…Mi dimentico che ci sono questioni tecnicamente troppo complicate per me che non frequento certi club esclusivi. E’ che a volte ho la sensazione che la democrazia di cui ci pregiamo sia ormai solo un paravento per giustificare la non incisività della politica nei confronti delle aberrazioni del sistema economico che ci governa perché poi, al momento giusto, le scelte forti, ancorché impopolari, vengono messe in campo senza problemi e digerite senza troppi rigurgiti.

 

Tant’è che non avevamo ancora finito di ingoiare il rospo per l’arrivo di Draghi che il Partito Democratico Italiano entra in subbuglio dopo la plebiscitaria adesione al nuovo governo. Zingaretti, nonostante risultati tutt’altro che drammatici, si dimette dalla guida del partito. Unico candidato per la sostituzione del segretario de’ noantri, l’autorevole, misterioso Enrico Letta, casualmente anche lui tra i pregiatissimi invitati alle riunioni Bildenberg, eletto all’unanimità e senza malumori. A volte mi chiedo come sia possibile per il mondo degli intellettuali di sinistra nonché per le sezioni del partito ex comunista digerire queste operazioni… Ma siamo sempre lì col conto… Che ne posso sapere io di queste cose!

 

Unico dato certo al momento, l’affermazione di questa strana coppia: Draghi e Letta, entrambi invitati di riguardo alle riunioni Bildenberg, accomunati da una glaciale inespressività. E nell’ascoltare il discorso programmatico del nuovo segretario PD non posso evitare di riflettere sulla distanza siderale tra logiche politiche e realtà. Come se le cose che riguardano la vita di tutti i giorni fossero temi da spot pubblicitario mentre la politica è il consiglio di amministrazione di una multinazionale che certo ha di meglio a cui pensare che “la coop sei tu, chi può darti di più”.

 

 

Resta da capire (eufemismo di circostanza) cosa è possibile fare o sperare per il nostro Mezzogiorno in questo quadro di totale impossibilità ad agire secondo criteri di Giustizia e trasparenza. Non vi nascondo un certo scoramento. Mi viene da pensare che l’unica strategia efficace da mettere in campo sia quella di lavorare su singoli progetti e obiettivi concreti. Su di essi dobbiamo creare convergenza nell’opinione pubblica, da unire le persone contrastando gli input che arrivano dall’esterno che puntano a dividere e frammentare. Singoli obiettivi scontati nella loro rivendicabilità, inattaccabili secondo buon senso e razionalità, capaci di far superare le logiche partitiche, divisive per natura e convenienza. La Macroregione SUD può essere uno di questi, per altro in linea con la filosofia dominante per cui si deve unire, fondere, per poter contare di più e risparmiare. O questo principio non è più valido quando rischia di creare entità scomode al Sistema delle Decisioni dei competenti?

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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