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LE RADICI ITALIANE DEL RAZZISMO DI IERI E DI OGGI CONTRO I POPOLI DEL MEZZOGIORNO

di Salvatore Leonardi

Il recente restauro del Museo Lombroso di Torino non è altro che la conferma che il razzismo antimeridionale su cui è nata questa Italia non è solo una vecchia questione ma fa parte integrante della cultura del Paese, delle sue istituzioni e delle loro scelte politiche

Alcuni esempi di teste dei cosiddetti “briganti” decapitate

dall’esercito di “liberazione” piemontese/italiano, esposti

al Museo Lombroso di Torino

 

Recentemente ho avuto la fortuna di leggere un libro illuminante sulla storia dell’uomo, dagli albori ai giorni nostri. E’ una lettura straordinaria e per certi versi rivoluzionaria. Ne ho tratto utili spunti di riflessione ma un passo mi ha impressionato su tutti. E riguarda un argomento che colpisce, ancora oggi, nella carne viva tutti noi cittadini di un dio minore: il razzismo che ha da sempre connotato l’azione e l’atteggiamento del resto d’Italia nei nostri confronti. Tutti sappiamo che la nascita di questa nazione è stata costruita sul sangue di decine di migliaia di morti assassinati di nostri conterranei, combattenti o semplici civili. E tutti sanno quale sporco affare viene ancora condotto contro le povere spoglie di quelli che furono nostri concittadini, esposti indecorosamente sugli scaffali del cosiddetto Museo Criminale Cesare Lombroso di Torino. Di questo illuminante saggio –“Sapiens Da animali a dèi” di Yuval Noah Harari – Bompiani Ed. 2019 pag.346 e 347- ne riporto, qui di seguito un brano tra virgolette:

“I nativi della Tasmania (erano ndr) vissuti per 10.000 anni in uno splendido isolamento, furono quasi del tutto sterminati nel giro di un secolo dall’arrivo di Cook … i Tasmaniani … scelsero l’unica via di fuga dal mondo (dei conquistatori ndr): la morte. Purtroppo … li perseguitarono anche nell’altra vita. … i corpi dei Tasmaniani morti furono confiscati dagli antropologi e dai cultori dei musei. Vennero sezionati, pesati, misurati e infine descritti in dotti articoli. I teschi e gli scheletri furono poi messi in mostra nelle collezioni antropologiche. Solo nel 1976 il Tasmanian Museum concesse la sepoltura dello scheletro di Truganini spesso ritenuta essere l’ultima indigena purosangue della Tasmania, morta un centinaio di anni prima. Il Royal College of Surgeons of England, la scuola per la chirurgia a Londra, ha conservato campioni di pelle e capelli della Truganini fino al 2002”. Fin qui il brano riportato dal libro di Harari.

 

Adesso rileggiamo la sola parte dello stesso brano che ho riportato in grassetto sottolineato sostituendo semplicemente la parola “Tasmaniani” con quella con la quale, all’epoca della guerra di conquista piemontese, venivano designati i sudditi del Regno delle Due Sicilie: “Napolitani”. E perciò leggeremo:

 

La lega e i suoi epigoni sono i diretti discendenti di questi falsi scienziati

 

“i corpi dei Napolitani morti (dovremmo dire assassinati n.d.r.) furono confiscati dagli antropologi e dai cultori dei musei. Vennero sezionati, pesati, misurati e infine descritti in dotti articoli. I teschi e gli scheletri furono poi messi in mostra nelle collezioni antropologiche”.

 

Come si può vedere l’atteggiamento da conquistatori di una colonia è molto simile, anzi sovrapponibile, nei due casi citati. Dopo la conquista militare fummo trattati come fossimo stati una popolazione di selvaggi. Ma in questa lurida storia c’è però una differenza sostanziale che svela quanto il razzismo sia ancora radicato tra chi ci soggiogò con la forza delle armi. Quel razzismo verso chi era ritenuto inferiore si trascina fino ai nostri giorni perché a differenza dei colonizzatori inglesi, il resto d’Italia ancora oggi non si vergogna di mostrarsi peggiore degli inglesi, non ha nemmeno il pudore del rimorso. Leggiamo perciò che il periodo successivo a quella citazione inizia con l’avverbio “solo” . L’uso di “solo” sottintende lo stupore di Harari -l’autore- nel constatare che “solo nel 1976” si è pensato di porre fine a questa barbarie mentre per la pelle e i capelli si è dovuto attendere il 2002!

 

In conclusione la potenza globale dell’epoca, l’Inghilterra, con una spedizione navale, sbarcò su un territorio abitato da un popolo libero da 10.000, lo sottomise con la forza, lo annientò nel giro di un secolo, ne distrusse la cultura e con i cadaveri ne fece mostra nei musei antropologici.

Nella parte sud della penisola, un Regno che esisteva da quasi 1.000 anni, con un suo popolo, una sua cultura, sue istituzioni fu annientato da una invasione armata di “liberatori”, sbarcata anch’essa da una spedizione navale.

I Tasmaniani erano un popolo di selvaggi agli occhi degli invasori, andavano sottomessi e “civilizzati”con la forza, poi furono sterminati fino all’ultimo … ma fa niente!

 

I Napolitani furono invasi per essere “ricongiunti” a quella patria comune che predicavano gli invasori. I conquistatori erano venuti a liberare i loro “fratelli oppressi” -dicevano- da un regime oscurantista -dicevano-.

Quando i colonizzati si resero conto che le leggi e l’amministrazione piemontese/italiana aveva apportato più fame e più oppressione, quei “fratelli” si opposero con le armi. E allora quei “fratelli” andavano civilizzati anche con la forza: “al Sud i nemici non basta ucciderli, bisogna straziarli, bruciarli vivi,…mandarli in Africa a farsi civili” disse il garibaldino Nino Bixio, inviato nell’ex Regno per ristabilire l’ordine dei vincitori a qualsiasi costo.

Fucilati, massacrati, venivano decapitati, sezionati, misurati, in nome di una falsa scienza che riteneva di condannare a morte, senza processo chi resisteva alle misure dispotiche imposte dai vincitori.

E allora quelle teste mozzate, quei poveri cittadini della parte sconfitta fanno bella mostra di sé -ancora oggi- al Museo Lombroso di Torino. Museo che si rifiuta di consegnare quei poveri resti ai paesi d’origine affinché i loro concittadini possano finalmente dare loro una degna sepoltura.

 

teste mozze di partigiani al Lombroso

Gli Australiani anche se “solo nel 1976” hanno ritenuto porre fine ad una barbarie di cui erano i figli dei diretti responsabili di quel genocidio. In questo paese finto i figli e i nipoti dei diretti responsabili di quegli atroci massacri continuano imperterriti a rispondere che quel museo ha finalità di storia delle scienze (quali?!?). E lo stato, quello stato che dovrebbe tutelare la dignità dei suoi cittadini allo stesso modo, ha la sfacciataggine di finanziare ancora nel 2020, con soldi pubblici, quindi anche con quelli dei discendenti di quei poveri morti, “una istituzione(?!?)” pseudo-scientifica, di cui questo paese deve invece solo vergognarsi. Fummo e siamo ancora oggi trattati peggio di un popolo colonizzato da una potenza straniera. Ai ribelli, ai nostri briganti non fu riconosciuto nemmeno l’onore di essere trattati quanto meno come partigiani, patrioti di un esercito sconfitto. Benjamin Disraeli, capo dei conservatori inglesi, in quegli anni, protestò contro i governi di William E. Gladstone per l’appoggio incondizionato di quest’ultimo ai governi italiani, per la totale incapacità di esercitare su di essi una pur minima pressione nei confronti di quelle nefandezze che venivano compiute contro la popolazione civile del Regno conquistato e che fecero inorridire l’opinione pubblica europea dell’epoca. E rivolto al Governo inglese domandò:

Briganti fucilati sul posto della cattura,

senza processo,

per ordine di un semplice ufficiale di truppa.

“Desidero sapere in base a quale principio discutiamo sulle condizioni della Polonia e non ci è permesso discutere su quelle del Meridione italiano. E’vero che in un paese gli insorti sono chiamati briganti e nell’altro patrioti, ma non ho appreso in questo dibattito alcun altra differenza tra i due movimenti” Benjamin Disraeli in un suo intervento al Parlamento di Londra.

 

Questi sono fatti. Gli “storici” e i cosiddetti divulgatori non hanno nulla da dire in proposito? Barbero, Felice, Renata De Lorenzo (napoletana!!!), Mieli, Augias le vostre lezioni “ex-cathedra” non ci bastano più, le vostre “dimenticanze” hanno il sapore colpevole di un silenzio complice.

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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