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SI SCRIVE DRAGHI, SI LEGGE PUN

di Lorenzo Piccolo

Una storia fatta di azioni incontrovertibili a favore di un Sistema Italia che vede il Sud materia prima per alimentarsi secondo la migliore e ormai ufficializzata filosofia bocconiana... Benvenuta competenza!

 

L’avvento di Draghi al governo, attraverso un gioco di palazzo che è stato uno schiaffo in faccia alle più elementari sensibilità democratiche, è stato osteggiato da più parti come l’imposizione di un referente dei desiderata della grande finanza e del neoliberismo. Tra i precedenti più citati, le feroci misure di austerità imposte alla Grecia, ed in particolare il blocco del contante a pochi giorni dal referendum sulle misure pretese dalla UE.

 

Manca tuttavia in queste analisi qualsiasi accenno a quanto nefasto sia stato questo personaggio in termini di colonialismo interno: tocca colmare questa lacuna.

 

 

 

In cima alla lista c’è il caso Banco di Napoli: fu letteralmente svenduto alla BNL, che lo rilevò alla ridicola cifra di 61 miliardi di lire nel 1997, per poi rivenderlo nel 1999 al gruppo San Paolo Imi. BNL ottenne un guadagno di 3600 miliardi di vecchie lire, 60 volte la cifra spesa appena due anni prima, grazie ai quali ripianò i suoi buchi di bilancio a spese di una banca sana; San Paolo divenne il primo gruppo bancario del paese; il sud perse una delle sue banche più importanti. All’epoca dei fatti, Draghi era direttore generale del Ministero del Tesoro e, in quanto tale, membro del consiglio di amministrazione della BNL.

 

Poi c’è il caso Tangenziale di Napoli: costruita nel lontano 1968 grazie a finanziamenti privati meridionali (46 miliardi di lire), sarebbe dovuta restare privata per 33 anni, con relativo pedaggio per ripagare le spese. Il debito fu saldato nel 2001, ma fu privatizzata: da allora i campani versano circa 70 milioni di euro l’anno, nelle casse di Atlantia (Benetton).Quando la famiglia Benetton, durante il governo D’Alema, portò a termine l’acquisizione dell'intera società Autostrade dal gruppo Iri, l’acquisizione avvenne tramite scatole finanziarie appositamente costituite, Schemaventotto e NewCo28: in sintesi, attraverso l’equivalente finanziario di un gioco delle tre carte, per i Benetton l’operazione si chiuse a costo zero. Il tutto avvenne sotto gli occhi di Draghi, che era direttore generale dell’IRI.

 

 

 

Veniamo adesso alla composizione del suo governo: una maggioranza schiacciante di ministri nordisti, con il Sud ridotto alla totale evanescenza. In primis Giancarlo Giorgetti, cui è andato un ministero chiave, lo Sviluppo Economico. Legaiolo di lungo corso, già segretario nazionale della Lega Lombarda dal 2002 al 2012, è attualmente vice segretario della Lega. E’ stato presidente della commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale. Giorgetti è quello che ha insabbiato i LEP. Come risulta dagli atti, dopo aver ricevuto i dati sui livelli essenziali delle prestazioni dal Ministero del Tesoro, chiese alla commissione di cui era presidente, in data 13 Marzo 2014, una sessione segreta con la seguente motivazione: "Facciamo come in antimafia, una seduta segreta, i dati potrebbero essere scioccanti".

 

Nel 2007, in piena emergenza rifiuti a Napoli, quando lo Stato propose il trasferimento in due inceneritori del Nord di una parte dei rifiuti campani, minacciò esplicitamente che avrebbe “fatto scendere i militanti della Lega per strada a impedire l’accesso ai camion provenienti da Napoli”. “Devono risolversi il problema a casa propria”, urlò durante un comizio a Erba, nel Comasco.

 

Il Sud potrebbe vivere solo di turismo: quante volte lo abbiamo sentito dire? Il nuovo ministro per il turismo è Massimo Garavaglia, uno che ha dimenticato che la Lega, almeno formalmente, non è più “Lega Nord" e sul suo sito lascia in bella vista lo slogan "prima il Nord". Potremmo già farla finita qui ma, a proposito dell’audizione sul federalismo fiscale prima citata, è opportuno aggiungere che come relatore c'era anche Garavaglia, in qualità di assessore all'economia e crescita della regione Lombardia, e di coordinatore della Commissione Affari Finanziari della Conferenza delle Regioni.

 

Al ministero per gli affari regionali e le autonomie troviamo Mariastella Gelmini, quella che sforbiciò gli autori meridionali dai programmi scolastici ministeriali: davvero una garanzia per il Sud. Al ministero del Sud (per noi ministero della colonia interna) c'è Mara Carfagna, anch’ella una garanzia ma nel senso che di sicuro non emetterà mai fiato contro il colonialismo interno.

 

 

 

Passiamo ad un altro ministero chiave, il ministero dell'economia e delle finanze, dove troviamo Daniele Franco: "fedelissimo" di Draghi, ex Bankitalia ed ex Commissione Europea, e fondamentalista dei "conti in ordine". Ha iniziato la carriera in Bankitalia, come capo del Servizio Studi, da dove seguiva la finanza pubblica, ovvero ogni finanziaria ed ogni provvedimento di bilancio. È tornato in Bankitalia nel 2019 come direttore generale. È stato Ragioniere Generale dello Stato dal governo Letta fino al Conte I. È stato membro della commissione europea tra fine anni '90 e i primi del duemila. In sintesi, per ogni sperequazione ed ingiustizia perpetrata a danno del sud ed in favore del nord in termini di finanza pubblica, state sicuri che c’era questo signore a vegliare sui conti pubblici, e il sunto del suo vegliare è che è sempre andato tutto bene. Insomma, un’altra garanzia per il sud.

 

 

 

Passiamo adesso al capitolo dei consiglieri economici nominati da Draghi: spicca il nome di Francesco Giavazzi, economista della Bocconi ed editorialista del Corriere della Sera. Già noto come l’ideatore del fantasioso concetto di “austerità espansiva”, così scriveva sul Financial Times nel 2015 a proposito della crisi economica in Grecia: "I greci hanno scelto la povertà, lasciateli fare a modo loro. É chiaro che i cittadini greci non hanno nessuna voglia di modernizzare la loro società." Ma Giavazzi è il genio dell'economia filo nordista che, appena due anni fa, invocava il taglio degli stipendi ai dipendenti meridionali per rilanciare l’economia “nazionale”. Una sua indimenticabile perla antimeridionale, rimasta negli annali, è un editoriale pubblicato sul Corriere un mese dopo l’avvento del governo Conte I, ed intitolato ed intitolato “Più scuola per i ragazzi del nostro Mezzogiorno”, in cui si legge: “Il nuovo governo vuole aiutare il Sud con più sussidi. Abbiamo cercato di farlo per 150 anni: il risultato è che, dall’unificazione a oggi, il divario nel reddito pro capite tra Nord e Sud anziché chiudersi si è allargato. I sussidi non risolvono nulla”. Solita solfa lombrosiana: è dal Risorgimento che stiamo cercando di “aiutare i meridionali”, ma senza successo. Avesse fatto l’elenco di tutto quello che ci hanno rubato in oltre un secolo e mezzo, magari sarebbe stato più chiaro capire perché il cosiddetto Sud non riesce a risollevarsi. 

 

 

 

A questo punto bisogna introdurre un ulteriore elemento di riflessione: in questi giorni la pagina ufficiale della Bocconi ha pubblicato un post, dai toni trionfalistici, perché ben 5 tra i suoi “esponenti” sono entrati a far parte dell’entourage di Draghi come ministri o consiglieri economici: tra questi, Giorgetti e Garavaglia. Ed è proprio questo il punto: i Giorgetti e i Garavaglia, prima ancora che leghisti, sono bocconiani. E la Bocconi è la classica istituzione “italiana” che, ben prima e più della Lega, ha elaborato una pseudo scienza economica in cui il progresso del paese coincide con il benessere del Nord. Benessere da perseguire a spese del sud, ma questo non lo dicono mai, anzi: il sud è una palla al piede che si cerca pure di aiutare, ma i meridionali non riescono a stare al passo, tesi chiaramente esplicitata nell’editoriale di Giavazzi prima citato. In sintesi una pseudo scienza lombrosiana applicata all’economia, e il fatto che Draghi si sia circondato di esponenti di questa “scuola” di pensiero non lascia adito a dubbi sulla natura del suo governo.

 

 

 

Per concludere, da più parti si è paventato che il governo Draghi e la sua natura sfacciatamente nordista puntassero dritto al furto del Recovery Fund, che in base ai parametri europei dovrebbe andare al Sud almeno per il 70%. Da questo punto di vista, un Draghi che già nel suo discorso di insediamento vaneggia citazioni di Cavour sull’importanza dell’unità “nazionale” e che, proprio sul sud ripropone i tradizionali argomenti lombrosiani ("occorre creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite") non lascia ben sperare. Mai in 160 anni abbiamo ascoltato un discorso del tipo: prima il nord risolve i suoi problemi di corruzione, e poi arriveranno gli investimenti. Eppure da Tangentopoli ad Expo, i casi di corruzione ed illegalità tutta padana si sprecano. Ma ci sono segnali ben peggiori ed ancora più chiari.

 

Nel corso di un'intervista, viene chiesto al capogruppo della Lega alla Camera: "Su cosa vi pare di essere in sintonia con Mario Draghi?". La risposta è chiara: - (...) "una visione del Recovery plan che non sia un sistema di perequazione territoriale come voleva Giuseppe Conte". Ancor peggio Beppe Severgnini su La 7: “Fa bene Salvini a far entrare la Lega nel governo di Draghi per difendere il Nord produttivo, che deve riprendersi per far ripartire tutta l'Italia”. Severgnini, un nordista esponente di quella sinistra “arcobalenata” che da anni ci rappresenta Salvini come loro nemico giurato e “male assoluto”...ma quando si tratta del “prima il Nord” fottendo il Sud, i vecchi rancori vengono subito dimenticati e vanno d’amore e d’accordo.

 

 

Che piega stanno già prendendo gli eventi ce lo ricorda la Svimez: RF, al Sud meno risorse che al Nord. Nel Mezzogiorno previste solo opere di miglioramento”. Neanche il tempo di insediarsi, e il governo Draghi è già partito all’assalto del Recovery Fund.

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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