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CRONACHE DALLA COLONIA INTERNA: UNA SETTIMANA DI ORDINARIA ITALIANITA'

di Lorenzo Piccolo

Se questo esempio di sequenza di fatti, opinioni, articoli e momenti di comicità vi sembra normale, potete essere certi di aver subìto la colonizzazione culturale strumentale a quella economica. Siete in pratica diventati spalleggiatori senza saperlo.

La settimana che ci siamo appena lasciati alle spalle è stata caratterizzata da un’escalation di “assalti all’italiana” ai danni della colonia interna, utilizzando l’intero armamentario lombrosiano a disposizione.

 

Si parte con un classico, Pio e Amedeo, ovvero due terroni da cortile travestiti da comici: immaginate per un attimo Boldi e Pozzetto chiedere scusa ai meridionali perché quando arrivò il colera a Napoli (che fece 20 morti e non 30mila come in Lombardia) l'Italia ci chiuse dal resto del paese e vietò anche le trasferte calcistiche della nostra squadra. Siamo stati oltraggiati per quarant'anni come colerosi, ma ad inizio pandemia quando a Brescia ancora non sapevano di esserne l'epicentro dalle curve cantavano “Napoli CoronaVirus”: eppure i due terroni da cortile si sono sentiti in dovere di inginocchiarsi davanti al sistema “Padania” e chiedere scusa a tutta l'Italia. Lo sdoganamento alias operazione simpatia nei confronti di Emanuele Filiberto è solo la ciliegina sulla torta.

 

Si continua con Augias, il quale manda in onda un documentario non sulla storia di Napoli ma sulla camorra: strano perché la puntata su Firenze, a titolo di esempio, parlava della dinastia dei Medici, non era incentrata su ricostruzioni sociali sul mostro di Firenze e sette segrete, che pure infestavano la città in quel periodo. Tale disparità di narrazione, riservata anche a Palermo, tradisce l’intento razzista di Augias, rappresentante di una cultura lombrosiana che descrive il sud come incubatore sociale criminale ed arretrato, le cui cause vanno ricercate in tare culturali (per non dir di peggio) ormai ataviche.

 

Nelle stesse ore, in occasione del Centenario di Enrico Caruso, il ministro Franceschini, già noto alle cronache per le sue razzie a danno della colonia interna tali da far impallidire il peggior leghista,  si macchia di un altro furto vergognoso.

 

Enrico Caruso è nato e morto a Napoli: Il Comune di Napoli non c’è nel Comitato Nazionale voluto dal ministro. Ha vissuto a Sorrento, ma il Comune di Sorrento non c’è, non c’è neppure la Regione Campania (senza niente togliere a Giovanni Pinto presidente della Fondazione Trianon Viviani) e neanche il Teatro San Carlo di Napoli. Non c’è Piedimonte Matese dove visse la famiglia Caruso, ma in compenso il ministro ha nominato due membri della Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago (la presidente Maria Laura Simonetti e il consigliere di amministrazione Stefano Pozzoli), e Patrizia Mavilla direttrice della Villa Museo Giacomo Puccini: presidente del Comitato “Nazionale” è l’ex onorevole del PSI oggi area Prodi, Francesco Iacono, per la sua qualifica di “operatore culturale”: non risulta nel suo curriculum niente che abbia una qualche attinenza con Enrico Caruso o con l’opera lirica.

 

Nelle stesse ore, il decreto del ministero per i contributi alle istituzioni culturali 2021/2023 destina a fondazioni, accademie, associazioni e musei vari del Nord oltre 17 milioni di euro mentre a quelli del Sud un milione e settecentomila circa (il 10% in tutto). I nomi? Sempre gli stessi: Mondadori, Feltrinelli, Corriere della Sera, Camera di Commercio di Milano.

 

Nelle stesse ore, parlamentari meridionali asserviti al sistema Nord votano SI al Recovery Plan del Governo Draghi che destina al Sud appena il 40%, a fronte del 70% cui avrebbe diritto secondo i parametri europei, mentre la Carfagna, l’ex soubrette promossa a prefetto della colonia interna meridionale, reagisce alle parole di un personaggio mai stimato su questa pagina, alias De Luca, per il solo fatto di aver detto che ridurre al 40% la quota destinata al Sud non è un successo ma una rapina.

 

In sintesi, in pochi giorni abbiamo visto l’apparato coloniale italiano dispiegarsi in tutta la sua spregevole veemenza: da un lato l’induzione di minorità da parte sia di utili terroni da cortile (Pio e Amedeo), sia di “titolati” rappresentanti della “cultura” ufficiale italiana, dall’altro i furti vergognosi che, senza tale costante operazione di razzismo nei confronti degli ex cittadini duosiciliani, non sarebbe mai stato possibile nascondere.

 

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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