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FOCUS sulla PANDEMIA da COVID-19: la solita Italia e l’eccellenza (fasulla) della Lombardia pagata a caro prezzo

di Salvatore Leonardi

Superficialità, mala gestione e arroganza alla base del record mondiale negativo della Lombardia per contagi e decessi.

Tutti ricorderanno che nei mesi precedenti l’esplosione della pandemia uno dei temi più discussi nella agenda politica italiana era la richiesta di “Autonomia Differenziata” da parte di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Se mai questo percorso dovesse concludersi quelle regioni si trasformerebbero sostanzialmente in “Regioni a Statuto Speciale”. Un coro assordante che richiedeva di applicare quanto la Costituzione, modificata sciaguratamente a colpi di maggioranza dal governo al tempo presieduto da PD, prevedeva. Non interessa qui ricordare quanto di truffaldino, indecente, contrario allo spirito vero e profondo della Costituzione, in termini di solidarietà nazionale mai applicata, fossero le richieste, i contenuti e le modalità di applicazione dell’autonomia differenziata. Basta ricordare la canea indecente che su queste richieste fu montata dalle regioni interessate.

Poi venne lo tsunami pandemia e tutto fu dimenticato.

Quando nel breve volgere di qualche giorno il Veneto e la Lombardia furono travolte dal virus nessuno pensò di adottare il modello Hubei-Wuhan. Certo la Cina ha un sistema autocratico che permette di assumere decisioni immediate che un paese “democratico” non può adottare. Tutti ricordano però che la Cina isolò la provincia dell’Hubei e la sua capitale Wuhan: tutto chiuso, tutti in isolamento immediatamente. Il resto del paese fu mobilitato per produrre ogni necessità fosse servita ai 60 milioni di cinesi dell’Hubei dagli alimentari ai macchinari sanitari, dai dispositivi medici alle cose più ordinarie per una popolazione confinata nelle proprie abitazioni. In Italia invece nessuno mai, in quei giorni, ebbe il coraggio, l’ardire di proporre di cinturare la Lombardia o le altre regioni che soccombevano sotto l’avanzare della pandemia. Si sarebbe potuto riprogrammare l’economia del resto d’Italia (che fino a quel momento restava indenne da qualsiasi contagio), in funzione delle necessità di quelle regioni. Il Centro-Sud sarebbe potuto essere il motore di riserva della comunità (sic!) nazionale.  D’altronde le regioni italiane del Nord hanno una esperienza ultradecennale nel delocalizzare le proprie filiali in paesi dell’Asia. Nulla avrebbe impedito di iniziare un sia pur parziale programma di delocalizzazione per alcune manifatture e produzioni dall’Umbria in giù. Sorse invece un coro unanime sulla stampa e sui media nazionali al grido “non si possono fermare le regioni che da sole rappresentano il 40% del Pil nazionale”.

In altri termini fu sfacciatamente sostenuto che i lombardo-veneti sono i soli in grado di produrre e non importa se poi appestano tutto il paese.

E così avvenne, complice un governo che ha permesso la fuga di decine di migliaia di cittadini verso il sud, al momento indenne dal contagio. Qualcuno potrebbe dire che non si può cinturare la Lombardia, eppure a Codogno fu fatto e mostrò che la strategia della cinturazione era ed è l’unica strategia pagante. Nessuno ricorda però che nel 1973 Napoli, colpita dal colera, fu isolata senza troppi complimenti nonostante la pervasività del colera non abbia nulla a che vedere con la potenza invasiva del coronavirus. Napoli non è Milano! Ma Napoli in un mese debellò il contagio vaccinando un milione di napoletani. Nessuno mai aveva sottoposto un tale numero di persone ad una vaccinazione di massa in così breve tempo. E tuttavia ancora oggi in tanti stadi del nord e su tanta stampa padronale i napoletani vengono insultati al grido di colerosi. La stampa sottopose la città ad un massacro mediatico che distrusse il turismo per decenni. Al danno del contagio si aggiunsero i danni di un paese nemico e per nulla solidale. Eppure Napoli, contando solo sulle sue forze, risorse ancora una volta.

La parte più produttiva del paese dunque non si può isolare anche a costo di appestare tutta l’Italia. E tuttavia non è finita qui. L’eccellenza lombarda NON può accettare di essere messa sotto processo ed allora si aprono i teatrini a favore di telecamere. L’assessore alla sanità della regione Lombardia ogni giorno ci delizia con una conferenza stampa, organizzata mezz’ora prima di quella nazionale perché i lombardi sono più bravi, efficienti e veloci dello stato nazionale (!?!). In questo teatrino il Gallera snocciola una serie di numeri, statistiche ed informazioni che, se non fosse per la paurosa e dolorosa ecatombe giornaliera, somiglierebbe di più ad una gag comica. Se parla di strategie lo spettacolo peggiora ancor più. E’ ormai da oltre due mesi che va avanti questo ignobile teatrino: dopo aver dato comunicazione dell’ecatombe quotidiana, il Gallera dà una lettura sempre positiva grazie all’azione eccellente (sic!) della giunta lombarda e soprattutto del suo ufficio. La spudoratezza di questi personaggi giunge ad acquistare, come Regione Lombardia, una intera pagina pubblicitaria sui maggiori giornali, insieme a Confindustria Lombardia, Associazione Ospedalità Privata (AIOP), Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari (ARIS), intitolandola “228.224 vite salvate in Lombardia” autolodandosi per il contributo dato dalla sanità privata. Senza un minimo di vergogna e di rispetto per le migliaia di deceduti sulla coscienza (oltre 11.000 morti) che concede alla Lombardia il primato assoluto al mondo per tasso di letalità: 9,5% delle vittime mondiali e il 52% di quelle nazionali!

E ancora non basta. La temerarietà del Gallera si spinge a tal punto da immaginare una sua candidatura a sindaco di Milano. Tanta è la spocchia da non rendersi conto dell’assurdità del suo operato. E tuttavia il peggio deve ancora venire. Il numero dei decessi diventa una ecatombe senza fine. Attilio Fontana e la sua giunta approvano nel frattempo la delibera XI/2906, con la quale le case di riposo per gli anziani (le Rsa) vengono considerate un luogo adatto a ospitare persone affette da Covid-19 considerate guarite. Dimesse dagli ospedali, vengono inviate in convalescenza nelle RSA. Si scopre così che in queste strutture, al di là di ogni plausibile spiegazione logica si registra un altissimo numero di decessi. E’ mai possibile che la Regione Lombardia, pur disponendo di uno stuolo di scienziati sempre presenti in ogni trasmissione TV, pronti ad insultare chiunque non faccia parte dell’eccezionalità lombarda, non sia stata avvertita che una tale decisione avrebbe avuto conseguenze catastrofiche?

Eppure le categorie professionali dei medici della regione avevano lanciato il loro grido, rimasto inascoltato. Ecco che ora arriva la denuncia.

Gli Ordini dei Medici Lombardi che hanno pagato all’eccellenza lombarda (?) un pedaggio inaccettabile di vite umane accusano “assenza di strategie nella gestione del territorio”, “mancata fornitura di protezioni individuali ai medici ed al personale sanitario”, la denuncia per la mancata chiusura di aree a rischio tipo Alzano Lombardo-Nembro.

A seguito di queste esternazioni e dietro esposti di parenti di molti anziani deceduti, l’8 marzo la Guardia di Finanza inizia a perquisire le residenze per anziani, sequestrando cartelle mediche e successivamente gli uffici regionali per indagare su tante, troppe morti sospette. Il giornalista Gianni Barbacetto, lombardo e nota firma del Fatto Quotidiano definirà “terribile, epocale disfatta (la storiella ndr.) di quella che veniva narrata come l’eccellenza sanitaria lombarda” e concludepersa ignominiosamente, a monte, la battaglia di Caporetto, (la sanità lombarda ndr.) ha puntato tutto sull’intervento, a valle, dell’ospedale Covid della Fiera. La linea del Piave. Non abbiamo saputo fermare i contagi alla partenza, ma facciamo un super-hub della terapia intensiva per ospitare e salvare i contagiati. Operazione anche (non solo, ma anche) d’immagine, alla milanese, con gran lavorio delle pierre e degli esperti di comunicazione, annunci mirabolanti e rotonde promesse, numeri sparati al rialzo, San Bertolaso come nume tutelare, grandi firme come finanziatori, Cracco in cucina sorridente come nello spot della Scavolini, inaugurazione tecno-glam”. Conclude Barbacetto Fontana aveva annunciato un super-ospedale da 600 posti, che poi diventano 400, poi 200, infine 157. Oggi i posti pronti sono 53, i pazienti sono dieci (10). Spesa 21 milioni di euro. Era il 12 marzo quando Gallera aveva lanciato la sfida: “I cinesi a Wuhan ci hanno messo dieci giorni a costruire un ospedale? I lombardi ne impiegheranno sei”. Sarà inaugurato il 31 marzo (19 giorni dopo) e i primi tre (3) pazienti arrivano il 6 aprile (25 giorni dopo)”. Un’altro tragico episodio della cosiddetta eccellenza lombarda. E dire che altre alternative si sono mostrate ben più valide seppure nel silenzio totale dei media nazionali: a Napoli il 6 aprile è iniziata la costruzione di un ospedale Covid che sarà inaugurato senza fanfare il 19 aprile per 48 posti. Successivamente saranno aumentati di altri 24 per una spesa totale inferiore agli 8 milioni contro i 21 milioni del Covid-Fiera di Milano!

A conclusione di questa breve, seppur lacunosa, escursione nella storia degli ultimi due mesi alcune riflessioni si impongono:

1.     La Lombardia con il suo comportamento fallimentare e irresponsabile ha tenuto e tiene in ostaggio l’intera Italia;

2.     La Regione Lombardia e la sua giunta meriterebbero di essere immediatamente commissariate prima che nuovi annunci suicidi, come aprire tutto dal 4 maggio, spingano l’Italia tutta ma soprattutto l’incolpevole Sud nel baratro di una recessione senza fine;

3.     Sarebbe doveroso cancellare la Sanità Regionale, TUTTA, fonte di corruzione, clientelismi, sfacciati favoritismi per la sanità privata a danno di quella pubblica, recuperando le tante risorse ad essa sottratte. O si vuole continuare a sostenere che si deve emulare il modello lombardo?

4.     Obbligatorio intervenire per ripianare disparità territoriali inaccettabili con tassi di diseguaglianza di trattamento anticostituzionali per ricondurre la Sanità pubblica al centro delle esclusive competenze dei governi nazionali;

5.      Togliere dall’Agenda Politica, una volta per tutte, qualsiasi progetto di Autonomia Differenziata che significherebbe istituzionalizzare il sistema di favoreggiamento economico delle regioni del nord;

6.     Il Sud non può accettare oltre di essere strangolato dal cappio della fasulla eccellenza lombarda. Un falso mito che per essere ribadito necessita di una gigantesca operazione mediatica. Dimenticare errori ed orrori della gestione lombarda significa produrre sempre nuovo sputtanamento mediatico ai danni di Napoli e di tutto il Sud che invece a dispetto di tutto e tutti sono riusciti a gestire questa emergenza dando prova eccezionale di capacità e serietà;

Questa tragedia dovrà imporre un cambio radicale della Agenda Politica nazionale inscrivendo come priorità nazionale le regioni del Sud nella rinascita di questo disgraziato paese. Se ciò non accadrà sarà indilazionabile rivendicare a pieno titolo uno spazio di libertà e di riequilibrio economico che viene negato da oltre 150 anni, non resterà che la completa e definitiva secessione dall’Italia. Non è più accettabile che una parte significativa di questo paese venga tenuta sotto il giogo di colonia di consumo dal sistema economico-finanziario del Nord Italia.

Qualsiasi soluzione, a questo punto, sarà comunque migliore di quella vissuta da quel lontano maledetto 1860.

" Perché il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo.

Ed è l'ora di dire BASTA! 

BASTA CON QUESTA ITALIA:

INDIPENDENZA senza se e senza ma perché qualunque scenario di incerta drammaticità non potrà mai essere peggiore dell'oggi! " 

Carlo Dini

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